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Contrasto alla droga, "La Ricerca" allarga l'azione ad altre scuole

"Tempo di agire", il progetto de "La Ricerca" di contrasto alla droga allarga il raggio d'azione grazie alla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Basato sul dialogo con studenti, insegnanti e genitori si amplia ad altre scuole e a centinaia di ragazzi e famiglie. 

La droga minaccia i giovanissimi: è “Tempo di agire” fra studenti e famiglie

Aumenta sempre più per i giovani il rischio di entrare in contatto con il mondo della droga. Spesso già alla scuole medie, ecco perché è necessario affrontare il fenomeno direttamente con i diretti interessati prima che sia troppo tardi. È proprio a questo che serve il progetto anti-droga “Tempo di agire”, una formula di dialogo aperto con studenti e famiglie (e insegnanti) all’interno delle scuole messo in campo da diversi enti cittadini. Partita lo scorso anno, la prima edizione ha coinvolto due istituti piacentini grazie alla sponsorizzazione di un privato cittadino, genitore e volontario presso la storica associazione piacentina “La Ricerca”. L’iniziativa, per quanto riguarda l’anno scolastico 2017/2018, è tornata in una vesta più ampia, sempre a cura dell’associazione e grazie al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e alla partecipazione di Polizia, Carabinieri e Croce Rossa Italiana. Sarà appunto un “team” di educatori delle forze dell’ordine a entrare direttamente nelle classi per parlare apertamente ai ragazzi dei rischi di abusi di sostanze stupefacenti, fumo, alcol e altri temi inerenti. A presentare il progetto nella sede di via Sant’Eufemia, sono stati il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani, il questore Salvatore Arena, il comandante provinciale dell’Arma Corrado Scattaretico, il presidente dell’associazione “La Ricerca onlus” Gian Luigi Rubini e il commissario provinciale della Croce Rossa Italiana Alessandro Guidotti. “Un’idea innovativa – l’ha descritta così Toscani – perché prima la questione delle droghe veniva affrontata con gli studenti delle superiori o quelli dell’Università, qui invece ci si rivolge ai piccoli delle medie. Sappiamo che anche loro possono venire a contatto con questo mondo, si pensi per esempio al problema dello spaccio che può interessare i 14enni, per cui è più che lodevole l’impegno delle forze dell’ordine per cercare di contrastare tutti questi fenomeni e dare le informazioni corrette attraverso la formazione dei propri membri e volontari”. Gian Luigi Rubini ha infatti aggiunto che “la lotta contro la droga deve essere combattuta in tempo, i giovani ne devono essere consapevoli fin dai primi anni di scuola media. Lo scorso anno siamo partiti con la fase sperimentale del progetto andando in due istituti di Cortemaggiore, ora abbiamo esteso il tutto anche alla città con l’aiuto delle forze dell’ordine. Anche i genitori devono essere informati su questi temi, uno dei campanelli d’allarme a cui devono fare attenzione per esempio è lo scarso dialogo che il figlio ha con loro. In questo caso potrebbe esserci un problema legato alla droga”. “Abbiamo aderito con entusiasmo – ha detto Arena – i risultati sono apprezzabili ma potrebbero essere migliori, c’è ancora tanto da lavorare. Secondo i nostri report infatti, la collaborazione fra gli studenti è scarsa. Lo studente non ha ancora la forza di denunciare e se cresciamo una gioventù che ha questo tipo di paura evidentemente c’è ancora qualcosa che dobbiamo migliorare, a livello lo di famiglia e di istruzione”. Secondo Scattaretico, la vera forza di “Tempo di agire” “sta proprio nel fatto che andiamo a spiegare cose così delicate ai più giovani. La vera prevenzione è appunto agire il prima possibile, se i ragazzi vengono informati bene già alla medie sapranno evitare rischi e pericoli. Ovviamente non è facile parlare con persone in età così verde, per questo i nostri agenti vengono formati a dovere”. “Parteciperemo con i nostri volontari perché il problema purtroppo è più che reale – ha aggiunto infine Guidotti – noi pensiamo che quando un giovane parla a un altro giovane il messaggio risulta più incisivo”.

Gabriele Faravelli

Coinvolti 250 studenti di “Calvino” e “Dante-Carducci”

Duecentocinquanta studenti delle medie delle scuole “Dante-Carducci” e “Italo Calvino” di Piacenza e degli istituti comprensivi di Cadeo-Pontenure e di Cortemaggiore, 440 famiglie, 50 insegnanti, 50 agenti di Polizia e Carabinieri e una quarantina di volontari di PaCe-La Ricerca e di Croce Rossa Italiana. Sono i numeri del nuovo progetto “Tempo di agire”, che si pone l’obiettivo di promuovere una cultura condivisa del benessere e di prevenzione al rischio dell’uso di sostanze nocive e di migliorare gli stili di vita aumentando le consapevolezze dei comportamenti. Lo farà entrando direttamente nelle classi degli studenti delle scuole medie con i vari volontari formati appositamente, per parlare di droga in maniera diversa attraverso forme di dialogo aperto con i giovani, gli insegnanti e i genitori. L’idea vincente del progetto è proprio quella di aver cambiato il modo di affrontare il tema con i ragazzi, le loro famiglie e i docenti. La formula prevista fornirà non soltanto stimoli educativi, ma anche informazioni dal punto di vista legale, giuridico e sanitario. La modalità innovativa prevede appunto l’entrare in classe in squadra, cioè insieme educatori, poliziotti, carabinieri, volontari della Croce Rossa Italiana, favorendo un dialogo aperto che dia la possibilità di esprimere dubbi e paure sul fenomeno delle dipendenze da sostanze, cercare risposte e riflettere per acquisire una maggiore consapevolezza. Inoltre, per quanto concerne una parte più incentrata sugli sportelli di ascolto saranno coinvolte anche sei scuole superiori del territorio (fino a raggiungere un migliaio di studenti in tutto): istituto tecnico per geometri “Tramello”, liceo artistico “Cassinari”, istituto professionale “Leonardo Da Vinci”, liceo “Colombini”, istituto professionale “Casali” e istituto tecnico industriale “Marconi”. g.farav

da Libertà

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Droghe, "troppa paura di denunciare". Prevenzione per 250 alunni delle medie

Droghe, tra i giovani di Piacenza è ancora troppa la paura di denunciare o di rivolgersi alle forze dell'ordine. Un fenomeno da contrastare soprattutto attraverso un modello di prevenzione in grado di raggiungere i più piccoli, prima che sia troppo tardi.

Per questo torna in campo, e in una versione ancora più "allargata", il progetto "Tempo d'agire", promosso dall'associazione “La Ricerca”.

Un sistema per parlare dell'assunzione di stupefacenti, in maniera diversa, attraverso nuove forme di dialogo con studenti, insegnanti e genitori, che – grazie al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano – è stato ampliato a sei scuole medie di città e provincia fino a coinvolgere 250 studenti, 440 famiglie, una cinquantina di insegnanti e agenti di polizia e carabinieri, oltre una quarantina di volontari tra PaCe-La Ricerca e Croce Rossa Italiana.
 
L'iniziativa è stata avviata lo scorso anno scolastico in due istituti piacentini grazie alla sponsorizzazione di un privato cittadino, genitore e volontario presso la storica associazione piacentina,. L'obiettivo è mettere in rete azioni a contrasto dell’utilizzo di sostanze da parte di minorenni e giovani e promuovere una cultura del benessere e di prevenzione, oltre che migliorare gli stili di vita aumentando le consapevolezze dei loro comportamenti.
 
A parlarne questa mattina nella sede di via S. Eufemia, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani, il Questore Salvatore Arena, il comandante provinciale dell'Arma Corrado Scattaretico, il presidente  dell'associazione "La Ricerca onlus" Gian Luigi Rubini e il commissario provinciale della Croce Rossa Italiana, Alessandro Guidotti.

"Abbiamo aderito con entusiasmo - commenta il questore - i risultati sono apprezzabili, ma potrebbero essere migliori, c’è ancora tanto da lavorare. Secondo i nostri report, la collaborazione fra gli studenti è scarsa. Lo studente non ha ancora la forza di denunciare e se cresciamo una gioventù che ha questo tipo di paura evidentemente c’è ancora qualcosa che dobbiamo migliorare, a livello di famiglia e di istruzione."
 
"Abbiamo iniziato con le classe prime delle scuole medie, per far sì che il primo incontro con le sostanze "proibite" fosse con noi e non con la visione dell’amico, del fratello maggiore o chicchessia - sottolinea il comandante Scattaretico.

"Ovviamente questa attività comporta una delicatezza ancora maggiore. Prima di tutto abbiamo fatto formare i militari che devono andare a parlare con i bambini, così che possano avere i giusti strumenti per interloquire con cittadini così piccoli.

I risultati sono stati positivi: i bambini in questa fase sono molto aperti rispetto a momenti successivi della crescita e questo tipo d’intervento può essere considerato una "chiave di volta" importante per fare dell’informazione ad adeguato livello. In questo modo quando in futuro si troveranno ad incrociare problemi con le sostanze, avranno già una base solida di prevenzione".

 "Parteciperemo con i nostri volontari, quando un giovane parla ad un altro giovane, crediamo che il messaggio sia più incisivo" ha aggiunto Guidotti della Cri.

da Piacenza Sera

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 «I ragazzi hanno ancora troppa paura di denunciare», potenziato il progetto antidroga

«La collaborazione fra gli studenti è ancora scarsa: hanno paura di denunciare per il timore di essere etichettati e isolati, ma è proprio per questo motivo che dobbiamo fare sempre di più. Non possiamo permetterci di crescere giovani che hanno paura», a dirlo il questore Salvatore Arena alla presentazione del progetto Tempo d'Agire alla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Il progetto che vede il coinvolgimento dei carabinieri, della polizia e della Croce Rossa, è stato potenziato per raggiungere sempre più giovani nelle scuole. 

L'attività nasce dalla necessità, sempre più impellente, di fare prevenzione. L'idea vincente è l’aver cambiato il modo di parlare di droga non solo con i ragazzi, ma anche con i loro genitori e con gli insegnanti, fornendo non solo stimoli educativi, ma anche informazioni dal punto di vista legale (e giuridico) oltre che sanitario. “Tempo d’agire” è riuscito e quest’anno l’esperimento di entrare nelle scuole medie in squadra - educatori dell’associazione “La Ricerca” insieme a carabinieri, agenti di polizia e volontari della Croce Rossa Italiana - per parlare di droga in maniera diversa, attraverso nuove forme di dialogo aperto con studenti, insegnanti e genitori è diventato un progetto che – grazie al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano – è stato ampliato ad altri istituti scolastici di città e provincia fino a coinvolgere 250 studenti delle scuole medie, 440 famiglie, 50 insegnanti e 50 tra

Gli obiettivi sono aumentare la conoscenza fra i giovani in merito ai comportamenti legali e illegali vicini alle abitudini di vita dei giovani, soprattutto legati all’uso di sostanze (fumo e alcol e cannabinoidi, comprendere l’importanza del ruolo delle forze dell’ordine, aumentare le competenze dei genitori sulla responsabilità educativa e sulla capacità di intervenire tempestivamente ai primi segnali di disagio, favorire l’interesse nei giovani per una maggiore partecipazione e consapevolezza,  e aumentare le competenze comunicative degli operatori delle Forze dell’Ordine per favorire l’approccio con i giovani sul tema dell’utilizzo di sostanze. 

Nel progetto saranno coinvolte le scuole Dante Carducci, Italo Calvino e l'istituto comprensivo di Cadeo, Pontenure e Cortemaggiore.  Inoltre, per quanto concerne una parte più prettamente centrata sugli sportelli dell’ascolto saranno coinvolte anche sei scuole superiori del territorio (fino a raggiungere oltre un migliaio di studenti in tutto, fra istituti di primo e secondo grado): Istituto tecnico per geometri Tramello, Liceo artistico Cassinari, Istituto professionale Leonardo da Vinci, Liceo Colombini, Istituto professionale Casali, Istituto tecnico industriale Marconi. 

«Si tratta di un progetto che per la prima volta ci permette di intercettare studenti che sono ancora bambini e quindi più aperti al dialogo. E' uno strumento che ci permettte di confrontarci sulle droghe prima che i ragazzi possano venire a contatto con quel mondo senza strumenti», ha dichiarato il comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Corrado Scattaretico. Gli fa eco anche Alessandro Guidotti, presidente della Croce Rossa di Piacenza: «Metteremo in campo giovani volontari proprio perché la comunicazione tra persone più o meno della stessa età, è sicuramente più semplice». «Fieri ed entusiasti di poter rendere possibile questo progetto», ha dichiarato il presidente della Fondazione Massimo Toscani. 

SPORTELLO DI ASCOLTO DIPENDENZE SUL TERRITORIO  - Nella sede dell’Associazione “La Ricerca”, in Stradone Farnese a Piacenza, è attivo il servizio PAD, Punto Ascolto Dipendenze. Lo sportello di ascolto è specificatamente rivolto alle persone che direttamente o indirettamente incontrano problematiche legate all’uso di sostanze stupefacenti. Orienta e sostiene le persone che utilizzano sostanze nell’analisi del problema e nella ricerca di possibili soluzioni. Fornisce strumenti e occasioni di confronto per raggiungere un’adeguata consapevolezza della problematica della tossicodipendenza. Offre informazioni per cogliere i segnali che talvolta sono indicatori di una situazione di disagio e/o di un’assunzione di sostanze stupefacenti. Individua una risposta idonea al bisogno espresso e indirizza la persona verso i servizi competenti presenti nel territorio.  Anche a seguito degli intereventi di prevenzione primaria, ma anche di informazione e sensibilizzazione realizzati nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, si vuole mettere a diposizione del territorio un operatore per un totale di 60 colloqui nell’arco di un anno.  Possono accedere gratuitamente al PAD, giovani, parenti, genitori ed altri adulti di riferimento che si trovino ad affrontare situazioni relativa alla dipendenza da sostanze.  Il PAD è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17:30. 

da Il Piacenza

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