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Giovani violenti? Prima di dare la colpa a tutto il mondo ciascuno interroghi se stesso

Prima di puntare il dito contro la società, contro la famiglia, contro la scuola e le istituzioni, contro i nostri giovani, ciascuno di noi è chiamato ad interrogarsi. Se l’aggressività esplode e degenera in episodi di violenza anche nei ragazzi – oggi 14 febbraio “Libertà” riferisce di un alunno che ha preso a pugni l’insegnante - interrogarci solo come educatori non basta. Perché c’è qualcosa che va al di là della mera questione educativa praticata in classe e in famiglia. Non fermiamoci a guardare agli episodi di violenza che occupano le prime pagine dei giornali, perché i nostri bambini e ragazzi assistono quotidianamente a un ripetersi di esempi che siamo noi stessi a dare e che spesso svelano grosse difficoltà relazionali, mal sopportazione, stupidi antagonismi anche nelle più piccole cose, diffidenza, paura dell’altro, chiusura nell’amarezza e rassegnazione.

Assistiamo sempre più spesso a conflitti, persone (compresi i ragazzini) che si aggrediscono a parole nella vita di tutti i giorni, con minacce, anche per un nonnulla e quando l’aggressività degenera nei fatti fino a far compiere gesti estremi di sangue, per cui si spara, si accoltella, ci si prende a pugni, ne escono titoloni sui giornali: dallo stupore generale si passa all’interminabile sequela di dibattiti televisivi e sui social che a lungo andare rischiano di portare ad una sorta di assuefazione. Da qui all’indifferenza, stordita da falsi moralismi e buonismo, il passo è breve: tutto viene macinato, metabolizzato, e il messaggio che arriva all’inconscio di tutti (figurarsi dei nostri ragazzi) è di una “normalità del male”, è normale aggredire, normale voler far prevalere le nostre idee su quelle di chi la pensa diversamente da noi, normale voler affermare il proprio io ad ogni costo.  

Scandalizzarci, stupirci, parlarne non basta. Proviamo ad interrogarci sulle nostre singole vite, sui nostri comportamenti di tutti i giorni. Ciascuno in quanto adulto deve chiedersi come costruisce la propria esistenza, i propri legami con le altre persone, come veicola ai giovani i  valori in cui crede, e pure come veicola la propria aggressività, il proprio modo di porsi nei conflitti; che cosa sta facendo per contrastare questo dilagare di negatività. Noi, singoli operatori e volontari che vivono l’esperienza della mutualità e della condivisione al fianco di giovani in difficoltà (che soffrono principalmente di problemi di tipo relazionale, a partire da una sorta di analfabetismo emotivo) e delle loro famiglie, sperimentiamo da sempre la forza e la bellezza della positività delle relazioni, opponiamo la cooperazione alla sfida, l’aiuto reciproco all’antagonismo. Il confronto, l’ascolto, il dialogo, il fare insieme, la disponibilità a comprendere il punto di vista e i sentimenti dell’altro aiutano a ritrovare il senso della vita, l’autenticità dei rapporti, l’attenzione verso l’altro (e non solo verso i più deboli) ridanno fiducia, coraggio nell’assumersi le proprie responsabilità, gioia nel sentirsi partecipi del benessere di tutti.

 

Gian Luigi Rubini

presidente Associazione “La Ricerca Onlus”

IN ALLEGATO L'INTERVENTO PUBBLICATO SULLA PRIMA PAGINA DI LIBERTA' - 15/02/2018

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