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"Il male peggiore del lutto è l'isolamento". Cazzaniga convince. Il successo dell'Auto-aiuto

Sopravvivere al dolore più grande, alla morte di una persona cara. Sopravvivere o forse è meglio dire vivere, convivere con l'assenza, il vuoto, le parole non dette, i ripensamenti e tutti quei gesti di affetto che non  sono più traducibili in scambi di parole, in abbracci, in confronti quotidiani di voci, sguardi, carezze. Ritrovare un senso, anche il senso di essere nuovamente sereni, di amare la vita fino a ricominciare a gioirne. Affrontare il lutto è complicatissimo e doloroso. E lo è ancora di più se si è totalmente soli o per forza di cose o perché nella solitudine ci andiamo a rifugiare. “Il male peggiore nel lutto è l’isolamento” sottolinea Enrico Cazzaniga, lo psicologo-psicoterapeuta didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia che è stato ospite dell’associazione “La Ricerca” in una serata aperta a tutti (e molto partecipata), dal titolo emblematico sul pensiero portato avanti nei percorsi gruppi Ama (Auto-mutuo-aiuto) sul lutto che la onlus organizza per quanti stanno attraversando l'esperienza del lutto: “La morte non uccide la vita".

Enrico Cazzaniga, che sulla questione ha scritto diversi articoli fino alla pubblicazione del libro “Il lutto”, che riassume la revisione aggiornata ed integrata di osservazioni e riflessioni sul tema della perdita e del lutto dal 1993 ad oggi, ne evidenzia la portata sociale: “Una delle grosse difficoltà sociali specie nelle città, grandi e piccole ma anche nelle vallate è l’isolamento rispetto alle difficoltà che una persona incontra quando perde un proprio caro, non solo dal punto di vista affettivo, ma anche di riorganizzazione della propria vita. Negli ultimi 50 anni è come se la morte fosse stata esclusa dalla nostra quotidianità, ci sono persone che vedono un morto per la prima volta dopo i vent’anni, mentre un tempo capitava tranquillamente anche da bambini perché la morte era vissuta in maniera più naturale, oggi in modo traumatico, non se ne parla mai, non siamo preparati e finisce che quando ne siamo toccati da vicino ci troviamo spiazzati”. 

Come affrontare il dolore per la perdita di una persona cara? “Attenzione: il lutto non è una malattia, il termine indica un momento critico della vita, possiamo vederlo come il ponte tra un prima e un dopo, un ponte che va costruito. Ma non isolandosi, piuttosto ricostruendo un nuovo equilibrio, che non significa dimenticare la persona che abbiamo perso. La perdita, e voglio ampliare il discorso alla perdita in generale, non solo di un proprio caro, ma anche ad esempio della nostra stessa salute, mette in evidenza la crisi della nostra persona in relazione a tutto, ci porta ad isolarci, il che per i primissimi tempi funziona perché è una reazione naturale, ma a lungo andare l’autoesclusione può trasformarsi in autocommiserazione che se protratta diventa pericolosa. C’è la fase iniziale, il tempo sospeso, dello stordimento di quanto accaduto, che molti cercano di annullare ricorrendo a farmaci, tranquillanti, o distraendosi, immergendosi a capofitto nel lavoro, facendo molta attività fisica, comprandosi un animale da compagnia. Attenzione a non fare diventare questi rimedi una dimensione di vita. Non bisogna isolarsi, l’esperienza ci dice che il confronto, la condivisione, specie con persone che stanno attraversando situazioni simili, aiutano a ritrovare in se stessi un nuovo equilibrio di cui l’assenza che ci fa star male ne è comunque parte”.

Ma gli altri come possono esserci d’aiuto? “Dobbiamo ripensare a quanto avveniva in passato con la solidarietà che scattava naturalmente tra la gente. E’ quanto avviene nei gruppi di Auto-mutuo-aiuto dove non solo si lavora sull’ascolto e il confronto, sulla condivisione e reciprocità, sullo scambio di pensieri, sentimenti, emozioni fra quanti vivono il dolore della perdita: scattano azioni di aiuto concreto nel quotidiano, azioni che funzionano: è l’umanità che va risvegliata, la vicinanza. Anche nei casi più gravi dove occorre intervenire con terapie e psicoterapie il supporto farmacologico, o psicologico non sono mai sufficienti”.

(Lo psicologo-psicoterapeuta Enrico Cazzaniga e il pubblico che ha gremito il salone dell'associazione "La Ricerca")

C'è un tempo per il lutto, ma mai uguale. E’ possibile stabilire il tempo di durata del lutto? “C’è un tempo indicativo che va dai 12 ai 24 mesi, ma ovviamente c’è un’ampia variabile individuale. Comunque chi non lo vive fino in fondo e non affronta il dolore ma si distrae a oltranza in un certo senso è come se congelasse il lutto, rischiando però che l’irrisolto si ripresenti a distanza di anni, riemergendo sotto forma di depressione”.

I percorsi di aiuto all'associazione "La Ricerca". “Nel dolore ci si sente più vulnerabili e ancora più soli rischiando di ripiegarsi su se stessi – sottolinea Anna Papagni, responsabile dei Gruppi Ama-La Ricerca -. Trascorsi i momenti più critici, almeno i primi 3-4 mesi dalla scomparsa, quando tutto sembra tornare alla normalità, ti ritrovi lì con la tua quotidianità che però non riesci più a gestire. Scacci persino i ricordi, perché non riesci a sostenerli. Il mondo va avanti e tu rimani solo con la paura di crollare. Insomma il rischio è di finire per compromettere il proprio equilibrio psicofisico, cominciamo ad isolarci, a sentirci in disagio al punto che ci sentiamo incompresi da tutti, persino in famiglia: chi ti è vicino non riesce ad aiutarti, non ti senti capito e il senso di solitudine aumenta e non fa che peggiorare le cose. Spesso chi si rivolge a noi arriva qui in preda ad uno smarrimento profondo. Bisogna chiedere aiuto, prima che questo stato di disorientamento peggiori le cose, risucchi il tuo essere e il tuo agire quotidiano, gli affetti, le amicizie, il lavoro”.

PER SAPERNE DI PIU' SUI PERCORSI DI AIUTO DELLA "RICERCA" - Per capire come funzionano questi percorsi è sufficiente chiedere un colloquio con i referenti di questi percorsi: Anna Papagni per i gruppi Ama (cell. 348.8557985) oppure Sergio Bernazzani (cell. 335.6918182) nell'eventualità di sperimentare un primo approccio di confronto e orientamento attraverso il counseling.

(Nella foto la presentazione dell'incontro con Cazzaniga a cura del presidente dell'associazione "La Ricerca", Gian Luigi Rubini e della responsabile dei Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto "la Ricerca" Anna Papagni)

 

A FINE SERATA AUTOGRAFI e PRENOTAZIONI PER IL LIBRO SUL LUTTO

Consulente presso al Fondazione Abio Italia, l’Associazione Porta Aperta Rho, l’Associazione Auto Mutuo Aiuto Milano Monza Brianza e Anlaids Lombardia, supervisore del team di lavoro progetto “Filo d’Arianna” e “Astrolabio”, Comin, Milano, Comunità doppia diagnosi Ceas Milano, Enrico Cazzaniga svolge attività clinica a Milano e a Monza, si occupa da molti anni di cure palliative e lutto, ha attivato numerosi gruppi di Auto-mutuo-aiuto in diversi ambiti: lutto, separazione, diversabilità, salute mentale, dipendenze affettive, infortuni...

 

Un ringraziamento particolare a Luigi Rizzi per il fotoreportage della serata.

 

 

 

 

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