NEWS ALLA “RICERCA”

NEWS A PIACENZA, IN ITALIA

Tutti d’accordo: insieme combattiamo la droga. La proposta di un tavolo con le forze in campo

Nella sede dell'associazione "La Ricerca" il faccia-a-faccia sull'Emergenza-sostanze. (foto Luigi Rizzi)

Dal Pronto Soccorso ai reparti ospedalieri al Sert alle comunità terapeutiche, dalle scuole ai centri di aggregazione ai servizi territoriali: per tutte queste realtà l’invito è lavorare insieme sul fronte educativo prima di tutto. “Fare rete per prevenire, per aiutare e per curare. Stringere le maglie della rete sociale attorno alle famiglie per non lasciarle sole di fronte al dilagare del fenomeno della dipendenza da sostanze e alcol e comunque per incidere sulla sempre più complessa e urgente questione-educativa, prima ancora che il problema delle dipendenze si presenti come una minaccia”. Niente di nuovo, ma sicuramente ancora da attuare al meglio e quindi da ribadire, così come è stato fatto grazie all’affollata serata che l’associazione “La Ricerca” ha organizzato chiamando ad un confronto nella propria sede sullo Stradone Farnese genitori, insegnanti, giovani ed esperti della sanità: il dottor ANTONIO AGOSTI medico del Pronto soccorso piacentino, direttore sanitario Croce Rossa Italiana, referente nazionale di Tossicologia clinica e analitica, nonché tra i responsabili regionali del progetto “Giovani in Pronto soccorso”, il dottor FLAVIO BONFA’, neuropsichiatra, fino al febbraio scorso alla guida del Sert di Piacenza, e il dottor MAURO MADAMA, psicoterapeuta e coordinatore dei servizi terapeutici dell’associazione “la Ricerca” .

Una serata resasi necessaria per favorire confronti aperti, trovare insieme le modalità che ci portino a conoscerci meglio e quindi ad una più intensa più collaborazione, come sottolineato e ribadito dal presidente della onlus, dottor Gianluigi Rubini, e da Anna Papagni che della “Ricerca” è referente per quanto concerne l’ascolto dei bisogni sul territorio, il rapporto con le famiglie, i percorsi di auto-mutuo-aiuto. Ne è uscita una proposta: creare un tavolo di lavoro per costruire insieme Pubblico e Privato progetti che tengano conto della situazione attuale che a fatica si sta tentando di fronteggiare sul nostro territorio, a fatica perché ancora le "risorse" non comunicano tra loro, si rischiano doppioni, dispersione di forze.

Allarmanti i dati che riguardano Piacenza e la sua provincia. Sono stati ricordati: 6mila ingressi al Pronto soccorso cittadino in poco più di un anno e mezzo per abuso di droghe e alcol. In 300 casi si è trattato di giovanissimi anche di 14 anni. E il dottor Agosti ha efficacemente descritto con quali difficoltà si riesca a far fronte a questa emergenza in continua crescita, specie quando le urgenze riguardano intossicazioni da sostanze psicoattive non immediatamente individuabili se non con esami complessi da laboratorio specializzato che richiedono tempi lunghi, sostanze come la Ketamina utilizzata in chirurgia e che è purtroppo divenuta tra le più consumate (seguita dai cannabinoidi. sintetici, Mdma, caffeina e catinoni). Tra gli effetti un incremento di sintomatologie di carattere psicotico e ricoveri al Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura.

Di utenti con disturbi mentali associati al consumo di sostanze ha parlato anche il dottor Bonfà in riferimento ai pazienti – più di 1000 – in carico al Sert (il 50% ha problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti, psicoattive e farmaci, il 50% fa abuso di alcol). Nell’utenza rilevante il dato che parla di un disagio a monte, nella famiglia (o pseudo-tale) di appartenenza. Mentre i cosiddetti “insospettabili” che fanno normalmente uso di cocaina, ben difficilmente si rivolgono ai Sert, non chiedono aiuto, perché non riconoscono la loro tossicodipendenza ma poi finiscono al Pronto Soccorso per intossicazione. E al Pronto Soccorso possono finirci anche più di una volta. Il problema è come seguirli dopo, come passare dalla cura dell’urgenza alla cura della dipendenza. Sono quelli che più facilmente scivolano fuori dalle maglie della cura: rappresentano la punta dell'iceberg di un sommerso preoccupante

Chi segue i casi del dopo-Pronto Soccorso? Una volta curata l’urgenza, ad oggi non c’è un iter che “insegua” queste persone giovani e meno giovani. Di qui l’importanza sottolineata dal dottor Agosti che venga introdotta al più presto la figura dell’Operatore di Corridoio - “Saranno due, stanno facendo formazione” – con il compito di tentare di tenere agganciate queste persone, fornendo consulenza, ascoltando, indirizzando ai Servizi di accoglienza e recupero presenti sul territorio, in primis il Sert.

Con il Sert – è stato sottolineato nel corso della serata – l’associazione “La Ricerca” ha instaurato in questi anni un lavoro molto proficuo, l’auspicio ora è di poter stringere rapporti più frequenti anche in aiuto a medici e paramedici in prima linea al Pronto Soccorso.

Sulla molteplicità dei percorsi educativi, formativi e riabilitativi e delle comunità di recupero dell’associazione “La Ricerca” che concentrano l’attenzione sulla persona, che lavorano con i giovani in difficoltà e insieme con le loro famiglie, si è soffermato il dottor Mauro Madama (92 le persone nelle strutture terapeutiche e nei percorsi psicoeducativi e più di 600 giovani e giovanissimi nei centri e progetti educativi in città e provincia). Interessante la sua riflessione sull’aspetto educativo, il richiamo a quanti sono preposti all’educazione dei nostri ragazzi: attenzione, stiamo crescendo dei “bambini-adulti” e degli adolescenti che non sanno affrontare le difficoltà: quando sono piccoli da una parte li iper-proteggiamo dai fastidi e dai problemi della quotidianità e dall’altra diamo loro l’illusione di massima libertà, poi quando crescono e diventano adolescenti ci lasciamo prendere dalle paure dei pericoli e imponiamo loro dei “no” e dei veti improvvisi che a quel punto non fanno altro che confonderli e allontanarli da noi.

LE RIFLESSIONI DELLO STUDENTE - “Ma su di noi – è stato il commento di Giovanni, universitario intervenuto nel faccia-a-faccia con gli esperti – piovono giudizi troppo facili da parte del mondo adulto. C’è poco ascolto reale”. Ha inoltre lamentato un sempre più diffuso senso di solitudine tra i coetanei, ed ha lanciato richieste di aiuto, in particolare di una maggiore attenzione da parte di quanti operano sul fronte del disagio giovanile al dilagare dei pericoli della dipendenza non solo da sostanze, che corrono su Internet.

I PENSIERI DI UNA MAMMA - Paure, sottovalutazione del problema, difficoltà ad essere ascoltati, specie nel Servizio Pubblico, e quindi senso di smarrimento e solitudine nelle angosce dei genitori quando scoprono che il figlio ha problemi di tossicodipendenza: sono le questioni importanti evidenziate da Francesca, una madre intervenuta a nome di genitori che stanno frequentando i gruppi di auto-mutuo-aiuto “La Ricerca”.

LE OSSERVAZIONI DELLA PROFESSORESSA - Mentre l’insegnante chiamata sul palco a portare riflessioni dal mondo della scuola ha evidenziato quanto sia imprescindibile fare un’opera educativa che al di là del nozionismo, trasmetta ai ragazzi i valori della vita.

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