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Grazie Pellegrina, ci insegni ad amare la vita

Grazie Pellegrina. “Grazie in particolar modo agli ospiti della Pellegrina, di ieri e di oggi, perché ci hanno dimostrato che pur nella sofferenza profonda di una malattia come l’aids si può amare la vita, sorridere alla vita, avere e donare momenti di gioia”. Verissimo, come possono testimoniare le centinaia di persone, giovani e meno giovani, che hanno conosciuto quanti vivono o hanno vissuto in questa casa speciale alle porte della città. Per questo la sottolineatura della responsabile, Francesca Sali ha ricevuto applausi non formali al termine delle celebrazioni organizzate da associazione “La Ricerca” e Caritas diocesana per il venticinquesimo della struttura di accoglienza intitolata al compianto don Giuseppe Venturini. Venticinque anni di accoglienza, di ascolto, di casa che si è fatta famiglia, venticinque anni attraversati da passione, da lutti ma anche da importanti conquiste e passi avanti sulla qualità della vita dei malati grazie alle nuove terapie antiretrovirali sufficientemente efficaci per “stabilizzare” il male (oggi l’aspettativa di vita per chi ha contratto il virus dell’hiv, se curato in tempo, è cresciuta moltissimo).

Certo le difficoltà non sono mancate, e non mancano, ma questo non deve spegnere l’entusiasmo di quanti quotidianamente le affrontano per poter dare sostegno a chi soffre. E un’esortazione a riscoprire l’entusiasmo iniziale, quello spirito dei primi tempi che ha reso possibile la creazione di questa Opera-Segno di carità, è venuta dal vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Gianni Ambrosio, che martedì 29 maggio – data dell’anniversario di apertura della casa accoglienza – ha presieduto una partecipata concelebrazione religiosa nel grande salone della Pellegrina. “Spirito iniziale – ha sottolineato il presule – e quindi spirito santo fonte di ogni realtà buona, spirito che soffia in noi e ci aiuta a rialzare il capo”. Monsignor Ambrosio ha poi rivolto parole di ringraziamento alla comunità piacentina e a tutte quelle persone che in vari modi hanno dato il loro contributo alla realizzazione della casa che fu fermamente voluta dai padri sinodali del XVII Sinodo Diocesano del 1990 e che – come ha ricordato anche il direttore della Caritas Giuseppe Chiodaroli – ha visto impegnato costantemente in prima linea nel solco di don Venturini, suo principale fautore, don Giorgio Bosini. Il Vescovo ha poi richiamato l’attenzione sul servizio che oggi la Chiesa è chiamata a compiere: “Dobbiamo essere portatori di speranza anche in mezzo alle tante oscurità della vita. Non è facile, e non è solo questione di ottimismo, dobbiamo essere terreno fertile della luce che viene da Dio, perché conviva in noi quella santità che è accoglienza, misericordia, dono di sé. Siamo chiamati ad essere un po’ angeli anche noi”.

Di Pellegrina come luogo che tanto ha da dare in termini di “relazioni bune” ha poi parlato il presidente dell’associazione “La Ricerca”, Gian Luigi Rubini, alla luce delle crescenti frequentazioni della casa non solo da parte di amici, familiari e volontari, ma anche dei numerosi giovani che attraverso percorsi di formazione hanno avuto la possibilità di frequentarla. E si parla di centinaia di ragazzi e ragazze, “più di millecinquecento che qui – come rimarcato da Giuseppe Chiodaroli in occasione della mostra fotografica “ContagiAMI la vita” allestita in diversi negozi del centro storico con immagini scattate dagli ospiti della casa – hanno conosciuto persone con un’umanità straordinaria”. E a quell’invito – ContagiAMI la vita – che ha accompagnato l’intero anno di celebrazioni Piacenza ha risposto con un caldo abbraccio che ha avuto momenti di commossa condivisione nell’evento ospitato sabato pomeriggio dalla Galleria “Ricci Oddi” – a cui hanno preso parte anche diverse autorità fra cui il prefetto Maurizio Falco – ed esponenti delle istituzioni e dell’associazionismo locale. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Unione Commercianti e il patrocinio del Comune di Piacenza, è stato preceduto da una visita guidata ad alcune opere della pinacoteca piacentina dove il direttore Maria Grazia Cacopardi ha proposto stimolanti riflessioni sull’arte che dà nutrimento all’anima anche nei momenti bui della vita, perché trasmette emozioni, speranza, bellezza.

 

Ospitati dalla "Ricci Oddi" nel segno della bellezza

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