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"Ragazzi, ribellatevi al politicamente corretto". La lezione di Chiara ai giovani volontari

"Ragazzi, vi invito a lanciare delle bombe! In senso metaforico ovviamente...non per fare del terrorismo ma un po' di rivoluzione sì! A cominciare dal linguaggio. Prendiamo ad esempio il politicamente corretto, c’è da starci attenti, perché nasconde gravi insidie e ipocrisie. Perché ad esempio chiamare i disabili “diversamente abili”? Voi siete d'accordo? Io assolutamente no. E’ come dare per scontato che ci sono abilità diverse da quelle della normalità, e sì perché in questo mondo esiste il prototipo della normalità che…è alto, bianco, e pure maschio…". Seduta a bordo palco del teatro San Matteo Chiara Bersani ha parlato per quasi due ore ai ragazzi e alle ragazze del progetto "Giovani e volontariato in 3D". Il loro è stato uno scambio di riflessioni ed emozioni intenso. Per primi hanno parlato gli studenti e le studentesse del Liceo Colombini (nelle classi 3° ES B, 3° ES D, 3° ES  E) e dell’ISII Marconi (nella classe 3° H) che in questi mesi con il progetto di alternanza scuola lavoro targato Svep e associazione “La Ricerca” hanno vissuto esperienze di volontariato in 17 realtà del territorio, fra i luoghi visitati, vissuti e raccontati sul palco del san Matteo con aforismi, video, testimonianze, hanno citato le comunità e i servizi dell’ascolto dell’associazione “La Ricerca”, la mensa e il servizio di accoglienza e dormitorio Caritas, l’Assofa, l’Unione Parkinsoniani, centri aggregativi e doposcuola L’Arco, Mondo Aperto, Fabbrica e Nuvole, gli Oratori della parrocchia di Sant’Antonio, di Mucinasso, la casa di riposo “Vittorio Emanuele”, il Gattile comunale di Piacenza.

Dalle parole ai vissuti e di nuovo alle parole per testimoniare aperture del cuore, pur tra inquietudini, senso iniziale di smarrimento, paure, pensieri di rabbia e di inadeguatezza di fronte alla sofferenza, tutti ostacoli superati una volta incontrato e conosciuto l’altro, ovvero l’anziano, il malato di Parkinson, il giovane che sta cercando di uscire dalla tossicodipendenza, il bambino arrivato da paesi lontani, il disabile, il coetaneo che ha bisogno di una parola, di un sostegno, di essere ascoltato. Raccontando il percorso compiuto in questo anno scolastico i ragazzi inondano il teatro di bellezza, la bellezza del cuore che ha sperimentato quanto sia vitale donare, donarsi. E offrono al pubblico cascate di parole e significati: speranza, condivisione, accoglienza, rispetto, fare famiglia, stare insieme, solidarietà vera (quella non imposta ma che ti viene da dentro), comprensione, abbracci contro la solitudine, amicizia, amore. C’è una frase che ricorre lungo i loro sorrisi: “Conoscere queste persone mi ha aiutato a conoscermi meglio”, e ancora: “E’ stata un’esperienza che mi ha emozionato”. Nuove consapevolezze: “Le paure ci rendono fragili”, e sogni che aprono spiragli di speranza e di fiducia: “Se soltanto tutti noi europei, facessimo volontariato potremmo davvero costruire un mondo migliore”. E un monito: “Non guardiamo chi soffre con compassione, ma aiutiamolo a rialzarsi, un giorno potremmo esserci anche noi dalla sua parte. La vita non smette mai di metterti alla prova”.

Un caldo invito arriva dall’artista e performer piacentina Claudia Bersani, affetta da una forma medio-grave di osteogenesi imperfetta, e che da una decina d’anni sta portando avanti una ricerca sul corpo, il “corpo politico” in cui poesia e politica si mescolano: “Attenzione ragazzi, nel compiere un atto di volontariato la motivazione non basta, ci vuole competenza, perché chi lo riceve lo sente quando l’aiuto è fatto male, s’innervosisce, io l’ho sentito tante volte, quel tipo di aiuto mi faceva arrabbiare e lo rifiutavo”.

 

Più Chiara si racconta, più l’atmosfera si riscalda, racconta di quando studentessa universitaria di Psicologia a Parma ha dovuto affrontare tutte le assurdità e i disagi di una realtà che promette accessibilità a tutti ma che così accessibile non è a chi ha un handicap fisico: “Per andare in università se sei disabile devi partire ore e ore prima degli altri, alle aule arrivi passando dal retro, salendo dalle cantine…Per un disabile è quasi impossibile accedere alle accademie di teatro: tanti no li ho ricevuti pure io, mi sono sentita dire senza mezzi termini: “Spiacenti non siamo attrezzati per tenere corsi di teatro per disabili”.

Ricorda il suo disagio di aspirante psicologa: “A un certo punto non capivo più chi ero: l’aiutata o quella che aiuta? Ho scelto di allontanarmi da questo mondo del sociale, ho scelto il teatro, ho faticato per formarmi come attrice, e ce l’ho fatta. Oggi questa è la mia identità che mi riporta oggi a parlare di temi sociali ma con una ben diversa e più chiara consapevolezza di me stessa. Che faccio io? Io sono un’artista, non produco niente, non quadri, non sculture, creo opere effimere che durano 40-50 minuti, il tempo di uno spettacolo dove non esiste il concetto di replica, creo opere effimere che però lasciano una traccia in chi viene a vedermi a teatro e si lascia coinvolgere”.

Poi guarda estasiata lo studente che azzarda la domanda-riflessione centratissima: “Le tue sono opere effimere un po’ come la vita. Anche la vita è un’opera effimera, non trovi?”.

Chiara Bersani con lo staff che ha organizzato l'evento in San Matteo e seguito il percorso del progetto di alternanza scuola lavoro "Giovani e volontariato in 3D"

Obiettivo centrato. Giunto alla dodicesima edizione, il progetto “Giovani e Volontariato in 3D” è nato dall’esigenza di coinvolgere la scuola in un’azione di sensibilizzazione e costruzione nei giovani di una “cultura dell’impegno sociale”, attraverso percorsi finalizzati a stimolare una riflessione e un’analisi critica sul significato del volontariato e sulla sua valenza educativa. Alla luce di quanto detto e sentito all’evento in San Matteo l’esperimento pare proprio sia riuscito. L’incontro al San Matteo – titolo “Dis-chiudere il limite - era inserito nel ricco calendario della mostra-evento “Dis-chiusure” la rassegna di musica, immagini e testimonianze portate all’attenzione del grande pubblico per riflettere sulle aperture e chiusure sociali e culturali del nostro tempo. In regia l’Opera Pia Alberoni, Svep e “La Ricerca onlus” in collaborazione con Casa dello Spirito e delle Arti di Milano, Università Cattolica, Caritas diocesana, Conservatorio Nicolini, Biblioteca comunale Passerini Landi, Associazione Velolento e Tep Arti Grafiche, con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e Sintic Informatica, e il patrocinio di Comune, Provincia e Regione.

 

 

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