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Mattina di musica per cento detenuti delle Novate. “La vita è come la cassa armonica del violino”

Un momento del concerto alle Novate dove per una mattina è entrato il "Violino con filo spinato", capolavoro di Jannis Kounellis (in primo piano)

 

La vita che è dentro ognuno di noi e ci spinge a rinascere ad ogni caduta è come la cassa armonica di un violino. La musica: il suo canto, il canto dell’anima. Le parole di padre Erminio Antonello sono giunte come carezze sui volti dei detenuti e delle detenute, un centinaio in tutto, che l’altra mattina hanno scelto di poter ammirare da vicino il “Violino con filo spinato” di Jannis Kounellis, capolavoro dell’arte contemporanea che in quell’impossibilità di essere suonato avendo il filo spinato al posto delle corde, ben rappresenta la condizione della persona reclusa. Ad accompagnare questo “incontro” avvenuto nella cappelletta del carcere delle Novate la voce di un violino speciale, scelto tra gli strumenti costruiti ottant'anni fa nel ghetto di Terezin, là dove ebrei boemi, tedeschi e danesi vennero rinchiusi in un grande progetto di propaganda nazista e poi deportati nei lager di sterminio. A ridargli voce il musicista Gian Andrea Guerra che, accompagnato dalla chitarrina – una tiorba del Seicento, strumento della famiglia dei liuti – di Maurizio Pialtelli, ha eseguito diversi brani di musica sinfonica e della tradizione ebraica, fra cui una Soave melodia di Falconieri, un ritmato klezmer della tradizione strumentale ebraica e una sonata di Schmelzer (Seicento austriaco).

La forza della musica ci permette di non dimenticare e di non essere dimenticati. E ci ricorda chi siamo, perché appunto ci risveglia la vita che ci pulsa dentro, che ci spinge a rinascere ad ogni caduta, a rinnovarci continuamente: ciascuno di noi, e non solo chi sta recluso in un carcere. La musica infrange i muri, ma anche le barriere del tempo, ci rende eterni. Questo è passato tra le righe di alcuni racconti sui vissuti nel campo di transito di Terezin, storie raccolte e narrate da Matteo Corradini, lo scrittore ed ebraista piacentino che ha recuperato quegli strumenti speciali, fra cui il violino suonato alle Novate, che furono costruiti nella fabbrica del ghetto di Terezin. Da alcuni anni Corradini si sta impegnando a ridar loro vita, facendoli suonare da gruppi musicali e organizzando concerti che attraversano il nostro presente, nelle scuole, nei teatri, e in questa occasione, appunto, nelle carceri al seguito del capolavoro del Kounellis, la cui missione è proprio quella di entrare nei luoghi di detenzione, portando con sé occasioni di incontro e di meditazione.

La storia del Violino di Kounellis – La mattinata speciale alle Novate è stata introdotta da don Ezio Molinari che ha appunto spiegato origine e ragioni del Violino di Kounellis. “Tutto è scaturito da un incontro del noto artista greco con i detenuti del carcere milanese di Opera: ad accompagnarlo nella visita fu Arnoldo Mosca Mondadori della Fondazione Casa dello Spirito. L’illuminazione avvenne nella liuteria del carcere: l’idea che in quella reclusione si creassero strumenti veicoli di libertà fece scattare subito un impulso creativo nell’artista che chiese di poter avere uno di quei violini realizzati dai detenuti. Qualche mese dopo fece recapitare in carcere il suo lavoro: il violino era stato completato sostituendo le corde con del filo spinato ed era stato chiuso dentro una cassa di ferro, dura e claustrofobica come una cella carceraria. L’opera era un dono pensato per Erjugen e Nicola, i due detenuti incontrati nel laboratorio di liuteria, ma nell’idea dell’artista (scomparso pochi mesi dopo) avrebbe dovuto girare per tutte le carceri che l’avessero accolta". E così sta avvenendo.

Opera Pia Alberoni e Casa Circondariale, l’inizio di una collaborazione – Il violino in carcere ha segnato il momento conclusivo della mostra-rassegna “Dis-chiusure” con cui Opera Pia Alberoni, Svep e associazione “La Ricerca” hanno offerto una serie di occasioni ed eventi per stimolare riflessioni sulle chiusure sociali e culturali del nostro tempo, offrendo anche sguardi al passato e aperture di speranza con cui guardare ad un futuro di accoglienza e integrazione. Un passo nel senso di favorire maggior comunicazione tra carcere e territorio – necessità ribadita nel corso della mattinata dalla direttrice della casa circondariale, dott.ssa Maria Gabriella Lusi - è stato compiuto dal presidente dell’Opera Pia Alberoni, dottor Giorgio Braghieri, quando ha espresso massima disponibilità a fare da “ponte di collegamento” tra le Novate e i piacentini attraverso iniziative culturali come quella che ha illuminato di musica la mattinata in carcere.

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