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Molto interesse per l'Auto-Mutuo-Aiuto. Più di 40 iscritti alla due giorni della "Ricerca"

La responsabile dei Gruppi A.M.A. "La Ricerca", Anna Papagni, ha immortalato nella foto i partecipanti alle due giornate di studio sull'Auto-Mutuo-Aiuto.

Due giornate intense, di studio, di confronti, di testimonianze, di apprendimento. Più di quaranta gli iscritti alla "due giorni" sull'Auto-Mutuo-Aiuto organizzata dall'associazione "La Ricerca" per coinvolgere operatori sociosanitari interni e del territorio in un percorso formativo che ha evidenziato le potenzialità dei gruppi di confronto e condivisione fra persone che stanno vivendo momenti di difficoltà simili. Fra gli iscritti al corso - una quarantina di persone che a loro volta potranno attivare esperienze di self-hel nelle realtà in cui operano - anche diversi interessati impegnati nel volontariato .

Formatore d’eccezione Stefano Bertoldi, fondatore dell’Associazione A.M.A. – Trento e tra i maggiori esperti di autoaiuto in Italia.

Riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità “tra gli strumenti di maggior interesse per ridare ai cittadini responsabilità e protagonismo, per umanizzare l’assistenza socio-sanitaria, per migliorare il benessere della comunità”, l’Auto-Mutuo-Aiuto è una forma di aiuto naturale che la comunità possiede, “un momento d’incontro tra persone, singole, in coppia o famiglie, unite da uno stesso problema per rompere l’isolamento –  sottolinea Bertoldi - , per raccontarsi le proprie esperienze di vita (gioiose o dolorose), per scambiarsi informazioni e soluzioni, per condividere sofferenze e conquiste con l’obiettivo di riscoprirsi risorsa, non solo per sé, ma per l’intera collettività.”

In Trentino, dove ha sede l’associazione A.M.A. fondata da Bertoldi, più di 10 mila persone, il 2 per cento della popolazione ha vissuto l’esperienza dell’Auto-Mutuo-Aiuto. “Al punto che oggi entrare in un gruppo è come iscriversi a un corso di yoga, quindi non è più stigmatizzato” sottolinea l'esperto nell'intervista pubblicata sul quotidiano "Libertà" e di cui riprendiamo alcuni passaggi:

Decidere di entrare in un gruppo di Auto-Mutuo-Aiuto non è facile…

“Effettivamente non è affatto semplice. Per assurdo lo era di più quando i gruppi riguardavano i familiari degli alcolisti o di giovani tossicodipendenti, quando le persone colpite dal problema della droga non sapevano a chi santo rivolgersi, la disperazione le portava ad aprirsi più facilmente. Oggi si fa fatica a relazionarsi, pur avendo un gran bisogno di essere ascoltati. L’eccesso di individualismo, la solitudine, il ritmo frenetico delle nostre giornate fanno sì che si fatichi a creare occasioni dove le persone possano aprirsi e parlare delle loro difficoltà, sul lavoro, tra amici, e persino in famiglia. Facciamo più fatica a relazionarci, ma una volta vinto l’ostacolo, le persone apprezzano molto la possibilità di parlare, di ascoltare, di entrare in contatto autentico con gli altri”.

Come funziona il gruppo?

“Più che su un problema specifico, i confronti sono molto centrati sulla vita, sul raccontarsi.  Il potersi narrare in prima persona, parlare di sé è l’aspetto più importante, si crea un clima di grande vicinanza, se si parla di sé si è inattaccabili. Fuori da ogni giudizio, fuori da ogni facile moralismo il confronto di idee, di emozioni, quello che io chiamo conflitto psicosociocognitivo raggiunge la sua efficacia, perché è attraverso la pluralità di idee, di modi di vivere e dei punti di vista, che ognuno riesce a strutturare la propria idea su come affrontare il problema che lo affligge, mette a fuoco e si attiva per il cambiamento”.

L’elenco delle situazioni in cui affidarsi all’autoaiuto è infinito. Ne esistono anche per chi vuole dimagrire…

“L’Auto-Mutuo-Aiuto fa sicuramente prevenzione e promozione della salute. Ci sono ambiti di vita che determinano il 50-60 per cento di tutti i ricoveri ospedalieri che con percorsi di prevenzione fatti attraverso i percorsi A.M.A. potrebbe diminuire drasticamente: penso al tabagismo, all’alcolismo, a chi ha problemi di alimentazione. I gruppi sono ormai applicati con efficacia nelle situazioni più diverse: casi di depressione, ansia, dipendenza da gioco d’azzardo, separazioni, divorzi, esperienze id lutto. Ripeto: la solitudine è il male che colpisce la nostra società”.

I gruppi A.M.A. sostituiscono le reti parentali che esistevano una volta?

“Certo: il focolare e la stalla nelle campagne, il quartiere e il vicinato in città, la cerchia dei parenti, le grandi famiglie di una volta dove si viveva vicini. L’individualismo che stiamo vivendo è estremizzato dai social: siamo sempre connessi e nello stesso tempo incapaci di dialogare. Al sud ci sono meno gruppi perché c’è ancora voglia di compartecipare, di relazioni”.

L’efficacia e la necessità dei percorsi A.M.A. sono rimarcate dall’Oms. Nella pratica?

“In alcuni servizi che riguardano la salute mentale e le dipendenze sì c’è un discreto interesse, ma per altri ambiti la strada da fare è ancora molto lunga. Quando avviammo i primi percorsi eravamo continuamente attaccati da medici e psicologi, oggi le cose sono decisamente migliorate: tanto psicologi ci mandano loro pazienti, c’è collaborazione reciproca

 

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