NEWS ALLA “RICERCA”

NEWS A PIACENZA, IN ITALIA

Open Day nelle comunità dove si vive il piacere delle relazioni

Il piacere delle relazioni umane è il coagulante della vita in comunità terapeutica, la carica motivazionale degli operatori e dei volontari che affiancano le persone che stanno compiendo il percorso di recupero per uscire dalla schiavitù della dipendenza da sostanze, ed è una delle propensioni innate che danno coraggio a queste persone – giovani, giovanissimi, ma tanti anche di mezza età - in lotta con se stesse e con le sostanze nel difficile e complesso cammino verso la rinascita.

Si è parlato di questo e si è toccato con mano tanto altro - segnali di speranza fra testimonianze, volti, abbracci, sorrisi, emozioni - nella seconda giornata di Open Day delle comunità di accoglienza e di recupero che a Piacenza ha visto protagonista dopo la casa della doppia-diagnosi “Emmaus” (che ospita persone che soffrono di comorbilità psichiatrica), anche la storica comunità per il recupero tossicodipendenti “La Vela” collocata sulla grande terrazza naturale fra le alture di Justiano. Le due giornate delle strutture di accoglienza, educative e di ascolto “aperte alla gente” – ricordiamo – sono state volute per il secondo anno consecutivo su tutto il territorio nazionale e in alcune località estere dalla Caritas italiana in collaborazione con le organizzazioni che aderiscono al Tavolo ecclesiale delle dipendenze, fra cui la Fict, Federazione italiana comunità terapeutiche, di cui fa parte l’associazione “La Ricerca” con le sue strutture di cura e riabilitazione.

La giornata a “La Vela” ha offerto opportunità di un confronto libero e aperto con volontari, ospiti delle comunità, familiari e operatori, un incontro voluto per favorire un dialogo sempre più partecipato. Tra le richieste e i propositi emersi, principalmente quello di creare più occasioni simili agli Open Day per aprire le comunità agli “esterni”, alla gente comune, perché possano conoscere, rendersi conto e – questo l’auspicio – sconfiggere quei pregiudizi che ancora serpeggiano nei confronti del mondo delle comunità terapeutiche e soprattutto delle persone che stanno vivendo una qualsiasi forma di dipendenza da alcol e da sostanze stupefacenti.

Le parole pronunciate in questo Open Day di un sabato piovoso di metà novembre forse qualcosa hanno scalfito nei muri delle paure e dei facili giudizi: raccontavano di fiducia riacquistata, di solidarietà vera, di condivisione, di serenità, di speranza. Centrato appieno lo slogan lanciato dai promotori dell’iniziativa: “Vivere la relazione per motivare la speranza”. Per chi ancora non si rendesse conto di quanto sia importante ridare fiducia e speranza a persone che sono cadute, anche più di una volta, ma che stanno lottando per rialzarsi, basti citare una frase scritta e condivisa da un ospite fra quelli che hanno fatto gli onori di casa a chi veniva da fuori: “La speranza ci dà la forza e il coraggio di cambiare, di migliorare per vivere in modo autentico la nostra esistenza e le relazioni”.

 

EMMAUS:  L'ARTE HA RACCONTATO I LUOGHI SICURI DELL'ANIMA

 

Che l'arte sia terapeutica è risaputo fin dall'antichità. Scrittura, musica, danza, teatro, pittura aiutano a raccontarsi, a comunicare, a scambiare emozioni, sentimenti in un reciproco riconoscersi, confrontarsi. Arte e incontro: questo il binomio che funziona. Ne abbiamo avuto conferma anche in occasione della prima puntata degli Open Day 2019 che a Piacenza hanno visto protagonista domenica 10 novembre la comunità di doppia-diagnosi "Emmaus" che si è raccontata al pubblico esponendo disegni, acquerelli e tempere realizzati da una decina di giovani uomini e donne che qui stanno compiendo un percorso di cura e riabilitazione per problemi di comorbilità psichiatrica.

Pennellate, tracce, vortici, tinte forti, parole sulla tela ci parlano di "luoghi sicuri" (cercati e non sempre trovati), luoghi dell'anima, raccontano (fuori  metafora) di spazi in cui sentirsi protetti come può essere anche una comunità terapeutica che ti consenta di riprendere fiato, per cercare di rimettere ordine nelle proprie emozioni, nel proprio sentire, per poter affrontare con forza e determinazione la sofferenza mentale. Nella gigantesca arnia dipinta che ha accolto i visitatori nel salone centrale della Pellegrina - dove ha sede "Emmaus" - trovavi raccolti tante espressione di un comune bisogno di un "luogo sicuro": "Un luogo sereno - qualcuno ha scritto tra i colori - dove poter trovare tranquillità", "Una stanza come uno spazio senza tempo, come in un sogno", "Uno spazio sospeso nel nulla", "Il mio spazio esiste solo in relazione agli altri". Gli altri...: gli altri, in questa occasione di "porte aperte" sono stati anche persone che stanno seguendo gli ospiti di "Emmaus" in percorsi di arte-terapia come la tatuatrice Alice Basso (particolarmente entusiasta di questa che è stata la sua prima esperienza di volontariato) e alcuni attori della compagnia teatrale Manicomics, e persone che sono venute a vedere la mostra per conoscere, per cercare di capere, e ancora persone come Federica Bandera, presidente dell'associazione “Ritrovare i valori” di Rivergaro che da ormai due anni coinvolge chi vive all'Emmaus nella giocosa esperienza aggregativa dei tornei di burraco. 

Alcune opere sono state acquistate: il ricavato contribuirà a sostenere l'organizzazione di nuovi percorsi di arte-terapia. I laboratori sin qui realizzati rientrano in un progetto di arte-terapia che è portato avanti da due anni in collaborazione con Azienda Usl di Piacenza e gruppo Manicomics al fianco dell'associazione "La Ricerca".

 

 

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