Cantieri ViceVersa, la Finanza a fianco del Terzo Settore

Al Campus Bovisa del Politecnico di Milano la presentazione della seconda edizione di “Cantieri ViceVersa – Network finanziari per il Terzo Settore”, il progetto promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore e dal Forum per la Finanza Sostenibile per facilitare l’incontro e il dialogo tra Enti di Terzo Settore (ETS) ed operatori finanziari ed analizzare strategie e strumenti di finanza sostenibile in grado di rispondere alle esigenze delle organizzazioni di Terzo settore.

Cantieri ViceVersa sta contribuendo a innovare la cultura del Terzo settore e degli operatori finanziari, aprendoli a nuove opportunità di mercato. Il successo della prima edizione, l’accresciuto interesse degli operatori di finanza sostenibile per un mondo in costante crescita (l’unico che registra valori positivi secondo i dati ISTAT, con oltre 350mila enti e più di 844mila impiegati) e la necessità degli ETS di utilizzare i nuovi strumenti anche finanziari per generare impatto e cambiamento sociale, sono gli ingredienti che hanno portato a dare vita alla seconda edizione del progetto.

“I Cantieri ViceVersa ci danno l’opportunità di realizzare un’importante esperienza di ibridazione tra i due mondi – dichiara Claudia Fiaschi (nella foto), Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore –. Una opportunità che porta un valore aggiunto sia agli Enti di Terzo settore, che familiarizzano con nuovi strumenti per dare maggiore sostenibilità e efficacia ai propri progetti, sia agli operatori finanziari che grazie a questa esperienza di coprogettazione hanno modo di costruire una vera e propria alleanza progettuale con gli Enti di Terzo settore, un mondo in crescita, capace di creare non solo sviluppo economico ma anche coesione sociale e più felicità pubblica nelle nostre comunità. Un progetto che punta sulle buone pratiche di collaborazione tra Terzo settore e mondo dell’economia e della finanza, e che culturalmente intende promuovere questo approccio nella riflessione anche a livello europeo rispetto al tema Sociale della Sostenibiltà posta dagli SDGs.”

“La versione 2.0 dei Cantieri ci conferma come l’interesse della finanza per il Terzo settore sia molto forte e il dialogo che si sta aprendo tra i due mondi molto interessante”. Così Francesco Bicciato, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile. “La scorsa edizione – ha proseguito – ha dimostrato come attraverso la conoscenza reciproca si possa rimuovere gli ostacoli che impediscono la collaborazione tra ETS e operatori di finanza sostenibile. Siamo ormai avviati verso un percorso che porterà la finanza a essere sempre più sostenibile: iniziative come il progetto Cantieri ViceVersa ci consentono di avvicinarci a questo obiettivo.”

Nella prima edizione sono state individuate dieci esperienze esemplari di organizzazioni non profit che hanno portato alla realizzazione di 6 Cantieri di lavoro, coinvolgendo oltre venti operatori finanziari tra banche, imprese assicuratrici, fondi di investimento e fondazioni. La seconda edizione presenta due novità: oltre alle dieci esperienze dal Terzo settore ne verranno valutate anche cinque di rilevanza sociale, candidate da soggetti for profit. La seconda novità consiste nella centralità maggiore accordata al ruolo dei tutor per facilitare ed adeguare il lessico tra i due soggetti.

Le esperienze sono state scelte seguendo criteri differenti che vanno dalla replicabilità, alla scalabilità, l’innovatività, ma anche l’ambito di interesse ed il territorio di appartenenza. Il lavoro inizierà a partire dalla narrazione delle storie; verranno poi individuate le soluzioni finanziarie disponibili; in seguito, la fase di ‘cantierizzazione’ avvicinerà progetti e soluzioni più affini; infine, il processo si concluderà con la realizzazione di un report narrativo.

Anche l’edizione 2020 di Cantieri ViceVersa ha il contributo scientifico di: AICCON, CGM Finance, Cooperfidi Italia e Tiresia.

L'evoluzione dell'associazionismo in Emilia Romagna: i dati della ricerca

Sono disponibili i dati della ricerca sul mondo del volontariato e promozione sociale nel territorio regionale. La ricerca, presentata a Bologna, è stata promossa dall'Osservatorio Regionale Terzo settore dell'Emilia-Romagna, realizzata con il supporto scientifico di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non profit) e finanziata dal Forum Terzo Settore attraverso un contributo della Regione Emilia-Romagna.

I risultati della ricerca sono stati ricavati per mezzo di due questionari rivolti rispettivamente, il primo, ai presidenti delle associazioni Odv e Aps e, il secondo, ai volontari “under 30” e volontari attivi da meno di un anno. Sara Rago e Paolo Venturi di AICCON hanno fatto luce su quello che sono le dimensioni trasformative del volontariato e dell'associazionismo in Emilia-Romagna, approfondendo aspetti caratteristici ed evidenziando traiettorie evolutive. Nei questionari dei giovani volontari sono state valutate la motivazione e la partecipazione alla vita associativa del volontariato. In quello rivolto ai presidenti invece sono stati considerati: la predisposizione all'ascolto dei volontari, le modalità inclusive di partecipazione degli stessi, grado di apertura dei modelli di gestione ed esistenza di modelli organizzativi collaborativi, la capacita dell'associazione di fare rete formale e/o informale.   

In allegato (qui sotto) i risultati della ricerca.

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Volontariato, rapporto sulla collaborazione scuole-associazioni: luci e ombre

Sono 219 i progetti di volontariato realizzati dai Csv nelle scuole, con il coinvolgimento di quasi 1.800 istituti (primari e secondari di primo e secondo grado), oltre 118 mila studenti, 4.741 insegnanti e 3.429 istituzioni non profit.

È quanto emerge da “A lezione di volontariato. I progetti dei Csv per gli studenti italiani” il primo censimento realizzato da CSVnet - l’associazione nazionale dei centri di servizio - sull’intera mole di esperienze legate alla promozione del volontariato fra i giovani, ambito che fin dalla loro nascita ha visto i Csv protagonisti nel costruire collaborazioni fra il mondo della scuola e quello della solidarietà.

La rilevazione prende in esame le iniziative attive nell’anno scolastico 2018- 2019, evidenziando i soggetti coinvolti, i temi affrontati, i punti di forza e gli elementi innovativi, ma anche i problemi e, dove possibile, le cause.

L’indagine ha coinvolto tutti i 62 Csv soci di CSVnet attivi a fine 2018 (è in corso una riorganizzazione territoriale che li ridurrà a 49 entro il 2020). Oltre un terzo dei progetti (81 su 219) è stato avviato negli ultimi due anni scolastici, mentre sono 86 le attività realizzate da almeno 5 anni, a dimostrazione di quanto queste iniziative siano capaci di creare relazioni stabili e sistematiche con le organizzazioni nei contesti educativi.

I protagonisti

Secondo il rapporto oltre il 15 per cento delle scuole secondarie superiori italiane hanno partecipato alle attività censite e i ragazzi che frequentano questo ciclo di studi risultano quindi i più impegnati (quasi 79.500). Rilevante anche il numero di scuole primarie (290) e secondarie (326) raggiunte, protagoniste di percorsi precoci di promozione e sensibilizzazione alla solidarietà e al rispetto degli altri.

Fra gli enti di terzo settore circa 2.500 sono organizzazioni di volontariato (il 73 per cento), che lavorano in rete nella maggior parte dei progetti - seguite da oltre 500 associazioni di promozione sociale. Eterogenea anche la platea dei soggetti che non appartengono al terzo settore: uffici scolastici regionali, comuni e realtà legate all’area delle pene riparative (ad esempio gli uffici di esecuzione penale esterna). Nell’82 per cento delle schede compilate i Csv hanno il ruolo di promotori e coordinatori, oltre a coordinare in molti casi le reti locali di volontariato.

Cinque tipi di attività

Cinque le tipologie di progetto individuate. La promozione del volontariato, soprattutto attraverso lezioni e testimonianze, è una delle attività più frequenti (42 per cento). Segue la diffusione di conoscenze su tematiche specifiche (38 per cento), in cui prevale l’educazione alla legalità e lotta alla mafia, interculturalità, integrazione delle persone migranti e sostenibilità ambientale. Innovativi, ma meno frequenti, gli interventi legati alla prevenzione e contrasto del disagio scolastico, alla dispersione e agli abbandoni, che hanno toccato anche temi come il mobbing e il cyber bullismo. La quarta categoria riguarda le iniziative per i ragazzi sottoposti a sanzioni disciplinari, ai quali è stato proposto di partecipare ad attività di volontariato in alternativa alla sospensione. 

L’ultima è relativa ai progetti di alternanza scuola - lavoro (oggi “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” - Pcto) realizzati nel terzo settore. In questo ambito i recenti cambiamenti normativi hanno provocato rallentamenti da parte delle scuole e un calo rispetto al passato degli interventi realizzati dai Csv e dalle associazioni (nel 2017 CSVnet aveva condotto una prima ricognizione interna); sono comunque 31 i progetti attivi: alcuni Csv hanno facilitato il matching fra scuola ed organizzazioni, altri hanno affiancato le scuole per lo sviluppo di percorsi personalizzati per gli studenti. Sono stati prodotti anche cataloghi con i percorsi di Pcto da realizzare nelle associazioni; diversi infine sono i centri che hanno accolto gli studenti in alternanza presso la propria sede.

Libri viventi, lotta agli sprechi, orti in onore delle vittime di mafia…

La molteplicità delle azioni sviluppate è evidente già dai titoli dei progetti, spesso evocativi. Come ad esempio “Cittadini in erba”, “Da vicino nessuno è normale”, “Super eroi reali”, “Volo tra i banchi”, “il portavalori”.

Tra le proposte più originali un gioco di carte creato ad hoc per 120 bambini di una scuola primaria di Trento, che hanno potuto conoscere i volontari delle associazioni impegnati ogni giorno come “super eroi reali” – che è anche il titolo del progetto -  per difendere i diritti umani, l’ambiente ecc. Un’altra proposta inedita è “La caccia ai tesori” organizzata a Modena per far conoscere le associazioni ai bambini delle elementari, oppure i progetti di narrazione fra associazioni e studenti realizzati in provincia di Cremona e di Lecce, che hanno portato i volontari nelle classi, per raccontare la propria storia come “libri viventi”. Grazie a un progetto di alternanza scuola lavoro in provincia di Monza un gruppo di studenti ha sviluppato “Ri-cibo”, il prototipo di una piattaforma informatica “anti spreco” di supporto alle associazioni per il recupero del cibo. Legata alla memoria e all’ecologia è l’iniziativa che a Palermo ha coinvolto studenti e insegnanti, sotto la guida di esperti agronomi, per l’avvio di orti scolastici e la costruzione di vasche con piante ornamentali dedicate alle vittime della mafia. Diversi infine i progetti per il recupero degli studenti sottoposti a sanzioni disciplinari. A Cuneo per esempio sono quasi 70 gli alunni che hanno potuto rimettersi in gioco e recuperare ai guai combinati in classe con percorsi educativi ed esperienze di volontariato all’interno delle associazioni, che in molti casi non hanno più abbandonato, continuando a prestare servizio anche dopo la fine del percorso.

Il volontariato si impara “sul campo”

La ricognizione di CSVnet ha analizzato anche i luoghi in cui si sono svolte le attività. In molti casi gli studenti hanno lavorato in classe - assistendo a presentazioni o ascoltando testimonianze - ma non mancano esempi più particolari come la partecipazione a giochi tematici o cineforum.

Tuttavia prevalgono le esperienze sul campo o nelle associazioni, come gli stage di volontariato, le visite alle sedi delle organizzazioni e dei Csv, percorsi per acquisire competenze trasversali e “informali” - utili un giorno per l’ingresso nel mondo del lavoro - ma anche attività più insolite come campi formativi, laboratori di scrittura, orti didattici. Meno frequenti, ma con alto livello di sperimentazione, gli interventi realizzati con i ragazzi di classi diverse, come percorsi di peer education, laboratori teatrali, incontri di orientamento.

I punti di forza

La collaborazione fra diverse realtà - reti di associazioni, famiglie, scuole, aziende etc. - e il coinvolgimento di tutto il personale scolastico sono i punti di forza riscontrati. Altro elemento di innovazione è la possibilità data agli studenti di fare esperienze concrete, allargare gli orizzonti e conoscere da vicino questioni nazionali (ad es. povertà, lotta allo spreco), sviluppare competenze specifiche ed entrare in contatto con realtà apparentemente lontane dal loro mondo, come migranti, anziani, persone con disabilità.

I problemi

Quasi la metà esatta dei progetti presi in esame non ha riscontrato problemi. Quelli che li hanno esplicitati sottolineano invece l’eccesso di burocrazia nelle procedure amministrative; difficoltà nel reperire risorse economiche e nel riuscire a conciliare le attività con la programmazione delle scuole; l’approccio disomogeneo degli insegnanti nel sostenere le attività (risulta spesso impossibile interessare il grosso del corpo docente non coinvolto nei progetti); le relazioni complesse, o assenti, con gli uffici scolastici regionali. Sul fronte delle associazioni, sono stati invece segnalati problemi nel mantenere viva la partecipazione delle reti associative, uno scarso appeal comunicativo dei volontari nei confronti dei giovani e anche qualche ostacolo allo svolgimento dei progetti causato dalla diffidenza preventiva dei genitori nei confronti del terzo settore.

Cosa succede dopo?

I Csv rispondenti hanno dimostrato in gran parte (108 casi) di seguire l’evoluzione dell’esperienza vissuta dai ragazzi coinvolti anche dopo la fine dei progetti, sviluppando strumenti e strategie per orientarli e stimolarli a proseguire. In molti casi sono stati messi a punto diversi strumenti per elaborare le esperienze, dai classici diario di bordo e report alla produzione di materiale informativo per le altre classi, fino a proposte più creative come la realizzazione collettiva di un video o di un fumetto. Il 28 per cento dei progetti sperimenta anche la valutazione e certificazione delle competenze acquisite. Completa la pubblicazione una interessante riflessione sulle parole ricorrenti tra quelle usate per descrivere i progetti o i problemi riscontrati.

Volontariato e scuola, un incontro “inevitabile”

Nella presentazione del rapporto il presidente di CSVnet, Stefano Tabò, sottolinea quanto sia “naturale, quasi inevitabile” l’incontro fra il mondo dell’educazione e quello del dono. La scuola infatti è “il luogo principe in cui si forma la dimensione sociale e di cittadinanza di ragazze e ragazzi. Ed in questo ambito il volontariato ha molto da dire insieme agli stessi centri di servizio, un’infrastruttura diffusa su tutto il territorio nazionale e che grazie alla riforma ha visto rafforzato, fra gli altri, il compito di promuovere la crescita della cultura della solidarietà e della cittadinanza attiva in particolare tra i giovani e nelle scuole”. I numeri illustrati nel rapporto danno conto di questa esperienza “ma possono e debbono ancora ampliarsi - sottolinea Tabò - verso un riconoscimento istituzionale che agevoli e diffonda sempre più la co-progettazione fra volontariato e scuole, nell’alleanza del compito educativo”.

Enti del Terzo Settore, i limiti alla partecipazione di imprese

Così come indicato nella Costituzione, gli enti del Terzo Settore sono liberi di avere tra i propri soci non solo persone fisiche, ma anche soggetti collettivi. Come si legge in un articolo del “Cantiere Terzo Settore”, ogni ente, infatti, è autonomo nell’identificare quale sia la struttura più adatta al perseguimento delle sue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Il Codice del Terzo Settore prevede alcune restrizioni per alcune tipologie di enti ed è proprio su di esse che si è espresso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in una nota del 5 febbraio 2020 inviata in risposta ai quesiti di Regione Piemonte e Forum Nazionale Terzo Settore e diffusa sul sito del ministero per la rilevanza del tema. Ecco le risposte su associazioni di promozione sociale (Aps), organizzazioni di volontariato (Odv) e presenza delle imprese negli enti del terzo settore (Ets).

Le limitazioni per associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato

Come noto il codice del Terzo Settore prevede che, nel caso delle Aps che per le Odv, il numero di enti diversi dalla natura dell’associante non può essere superiore al 50% rispetto al numero di Aps nel primo caso e delle Odv nel secondo (articoli 32, comma 2 e 35, comma 3 del dlgl 117/2017). La nota del Ministero precisa la natura qualitativa degli enti diversi, che debbono comunque essere esclusivamente altri enti iscritti al Registro unico nazionale del Terzo Settore (Runts) o comunque enti non lucrativi. 

Facendo un esempio, una Odv può avere nella sua base sociale 10 altre Odv e sino ad un massimo di 5 enti appartenenti ad altre tipologie di Ets o comunque altri enti non lucrativi di cui al Libro I C.C..; viceversa, altro esempio, non si ritiene ammissibile che di una Aps facciano parte solo persone fisiche ed enti del Terzo Settore o senza scopo di lucro diversi dalle Aps.

È ovvio che se un ente voglia superare questi vincoli può farlo liberamente perdendo, però, la qualifica di Odv e Aps e dovendo richiedere l’iscrizione in altra sezione del Runts. Oltre a questi due limiti, non sono previsti ulteriori indicazioni.

La Regione Piemonte ha chiesto ulteriori chiarimenti al Ministero sulle indicazioni da inserire nello statuto relative alla presenza nella compagine sociale di Aps e Odv sia di persone fisiche che di enti del Terzo Settore o senza scopo di lucro. Nella nota si ribadisce che la presenza in qualità di soci di enti non omogenei con la tipologia dell’associante, dovrebbe essere consentito solo se previsto dallo statuto e nel caso in cui nelle stesse basi associative siano presenti, in numero adeguato, enti che abbiano la stessa natura dell’ente interessato (non superando, quindi, il limite del 50%).

Quali sono le conseguenze in questa fase di passaggio?

Sempre secondo quanto si legge nella nota, in previsione della trasmigrazione per le Odv e le Aps oggi già iscritte nei relativi registri se non apertamente in contrasto con le disposizioni regionali attuative delle preesistenti disposizioni in materia, è possibile procedere con un avviso agli enti affinché adeguino i relativi statuti e la propria composizione. Se il mancato adeguamento alla norma dovesse emergere, invece, durante la fase di passaggio al Registro unico nazionale del Terzo Settore, potrebbe diventare motivo di impedimento all’iscrizione alle sezioni Aps o Odv, fatta salva, naturalmente, la possibilità, al ricorrere dei relativi presupposti, di iscriversi in altra sezione del registro unico.

Come gestire la presenza di imprese negli Ets?

La seconda questione su cui si è espresso il Ministero è stata sollevata dal Forum Nazionale del Terzo Settore che ha richiesto un chiarimento su eventuali vincoli per le imprese (comprese quelle for profit) che facciano parte della base associativa degli Ets. La richiesta si estende anche alla possibilità che ne possano detenere il controllo e, se così fosse, se possa essere esercitato da un’unica impresa o eventualmente in forma congiunta.

Nel decreto legislativo sulle imprese sociali si ribadisce che gli enti for profit “non possono esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale”. Nel Codice del Terzo Settore, invece, le imprese non sono menzionate tra i soggetti esclusi dalla qualifica di Ets o che non possano esercitare sugli Ets stessi alcuna forma di direzione, coordinamento e controllo.

Alla luce di questo, il ministero ha ribadito che – esclusi i già citati casi di Odv e Aps – le imprese (comprese quelle for profit) possono “costituire o partecipare successivamente alla base alla base associativa degli Ets nonché detenerne il controllo, sia in forma singola (da parte di una unica impresa) che in forma congiunta tra due o più di esse”. L’importante, come in tutti gli altri casi, è che l’ente costituito persegua senza scopo di lucro le finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale e lo svolgimento in via esclusiva o principale di una o più attività di interesse generale nelle forme (azione volontaria, erogazione gratuita di denaro, beni o servizi ecc.) proprie della tipologia di enti cui di volta in volta ci si riferisce e sia iscritto al Registro unico. Ad esempio, una impresa profit può essere fondatrice e socio unico di una fondazione iscritta al Runts.

Circa i controlli su vincoli e limiti previsti per gli Ets, gli uffici del Runts seguiranno gli aspetti relativi alla sussistenza e mantenimento dei requisiti necessari per diventare Ets, il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e l’adempimento degli obblighi derivanti dall’iscrizione. L’amministrazione finanziaria, invece, farà la vigilanza sui profili fiscali al fine di evitare un uso strumentale ed elusivo delle disposizioni di vantaggio previste nel Codice medesimo per gli Ets.

Lara Esposito

Cantiere Terzo Settore

 

Lavoro a rischio, mai una vacanza: la dura vita dei caregiver. In arrivo una legge

“Care” (ovvero cura) e “giver” (colui che dà). Discutibilissima anche in questo caso l’abitudine dilagante delle definizioni straniere, indiscutibile invece che 7,3 milioni di persone che nel nostro Paese assistono ogni giorno un familiare disabile grave o un anziano non autosufficiente non abbiano alcuna tutela. Sul settimanale “Buone Notizie” del “Corriere della Sera”, Fausta Chiesa informa che sta per approdare in Commissione Lavoro al Senato il testo di legge sui “caregiver familiari” che in altre Nazioni – come il Regno Unito, la Francia, la Svezia e i Paesi Bassi - “non soltanto hanno politiche nazionali e riconoscono diritti specifici, ma offrono formazione, reddito e benefit previdenziali”.

Qualche numero particolarmente significativo: in Italia coloro con gravi limitazioni sono 3 milioni pari al 5,2 per cento, gli ultrasettantacinquenni disabili 1milione e mezzo, 2,3 milioni di famiglie vivono con una persona che ha bisogno di cure continue. Per i “caregiver” è faticosissimo conciliare lavoro e assistenza e spesso la situazione grava anche sul bilancio. Si calcola che “il 67 per cento delle famiglie in cui vive una persona con disabilità non può permettersi una settimana di vacanza all’anno, più di un quinto non può riscaldare sufficientemente l’abitazione o consumare un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni”.

L’articolo riporta la storia di una libera professionista nel campo della musica che ha smesso di lavorare per occuparsi del figlio oggi quattordicenne. “Noi genitori - dice - non siamo volontari, siamo costretti a fare i caregiver. Per questo lo Stato ci deve riconoscere come lavoratori e darci il pre-pensionamento”. Secondo uno studio del premio Nobel in medicina Elizabeth Blackburn, il i “caregiver” hanno una speranza di vita dai 9 ai 17 anni più bassa a causa dello stress. Alcune Regioni prevedono un contributo, per esempio il Veneto dà 120 euro al mese, ma ora il disegno di legge approvato da tutte le forze politiche stabilisce tra l’altro “che i caregiver abbiano diritto al telelavoro e allo smart working, se l’attività lavorativa lo permette, e ricevano tre anni di contributi figurativi equiparati al lavoro domestico”.

Per alcune associazioni però la legge è insufficiente di fronte a questa emergenza sociale. “Chiedono – scrive Fausta Chiesa – contributi figurativi non soltanto per tre anni e la possibilità di prepensionamento, ma anche un assegno per chi non ha un reddito sufficiente, lo snellimento delle procedure burocratiche e percorsi preferenziali nelle strutture sanitarie”. 

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