Protocollo Zeus anti-violenti: recidivi solo 12 su 179

Dodici su centosettantanove. Pochi. Ed è una buona notizia. A Milano è stato fatto un primo bilancio del “Protocollo Zeus” che accompagna a colloqui e cure, presso il Centro Italiano per la Promozione e la Mediazione, coloro ammoniti dal questore per violenze di genere. Ebbene il tasso di recidiva relativo al 2019 è stato solo del 6,7 per cento.

“Questo strumento è eccezionale, in quanto consente di affrontare le problematiche anche occupandosi dell’autore del reato” ha detto lo stesso questore. Agli psicologi, psicoterapeuti e criminologi clinici del Centro vengono indirizzati non solo le vittime ma anche i colpevoli di stalking, violenza domestica e cyberbullismo. Dei 179 di quest’anno, 170 erano uomini e 9 donne. Ha spiegato al “Corriere della Sera” del 14 dicembre, il direttore del Centro, Paolo Giulini: “L’ammonimento è un unicum legislativo dell’Italia con un’efficacia trattamentale dell’autore di violenze che, se non fermato, può commettere ancora i reati. Anche l’autore delle prepotenze e delle violenze nell’ambito famigliare e intimo, in realtà, spesso agisce perché ha delle importanti fragilità che necessitano di una presa in carico e un accompagnamento in un percorso dopo l’ammonimento”.

Il rispetto del richiamo non è un obbligo di legge, però qualora sia disatteso l’interessato passerà automaticamente tra i soggetti considerati socialmente pericolosi e quindi potrebbero scattare nei suoi confronti misure di prevenzione anche pesanti.

Bonus per i centri estivi, 368mila euro a Piacenza

La Giunta regionale ha approvato la ripartizione tra i Comuni e le Unioni di Comuni dei 6 milioni di euro stanziati per il 2020 e destinati al bonus per le famiglie – fino a 336 euro a figlio per un massimo di 4 settimane - che iscriveranno i propri ragazzi ai Centri estivi la prossima estate. Le risorse sono state suddivise sulla base della popolazione residente in età compresa tra 3 e 13 anni, e permettono alle amministrazioni locali di poter programmare le attività necessarie, a cominciare dal definire l’elenco dei Centri aderenti al progetto.

La Regione conferma quindi per il terzo anno consecutivo il" Progetto per la conciliazione tempi cura lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di Centri estivi": nel 2019 sono state 1.280 le strutture che hanno aderito (erano 1.157 nel 2018) e oltre 20mila i bambini e i ragazzi che hanno partecipato alle attività (13mila nel 2018). 

Sono molte le opportunità educative offerte dai Centri estivi del territorio emiliano-romagnolo e differenziate per età: si va dai giochi ai laboratori manuali, linguistici o teatrali, dallo sport alle visite a luoghi di interesse. Attività che promuovono la socializzazione, la crescita individuale dei ragazzi e contrastano la povertà educativa dei più giovani.

“Per il terzo anno consecutivo - sottolinea il presidente della Regione con delega al Welfare, Stefano Bonaccini - confermiamo un provvedimento che ha avuto un’ottima riuscita e ha permesso di dare un aiuto concreto alle famiglie, in particolare ai genitori che lavorano, durante un periodo, quello estivo, che sappiamo bene spesso crea difficoltà nella gestione dei figli. Con questo progetto teniamo fede a un principio per noi indiscutibile: il diritto di conciliare i tempi di cura e di impegno lavorativo, andando incontro ai nuovi bisogni legati al mondo del lavoro e delle reti famigliari”.

Criteri di assegnazione dei contributi

Come per lo scorso anno, anche nel 2020 i contributi vengono concessi alle famiglie composte da entrambi i genitori, o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali, occupati e residenti in Emilia-Romagna, con un reddito Isee annuo entro i 28 mila euro; l’aiuto economico può arrivare fino a 336 euro per ogni figlio iscritto: 84 euro a settimana, per un massimo di quattro settimane di frequenza.

Tempi e modi per chiedere i contributi

Entro la prossima primavera, Comuni e Unioni di Comuni daranno il via ad un nuovo bando per individuare i Centri estivi privati (associazioni, cooperative, parrocchie e altri Enti religiosi) "accreditati" dalla Regione perché in possesso dei requisiti stabiliti dalla direttiva, emanata nel 2018. Tra i requisiti richiesti alle strutture private che intendono aderire al progetto per la conciliazione tempi cura e lavoro, quelli più significativi riguardano la presenza di un progetto educativo - sul quale informare adeguatamente le famiglie - e l’obbligo da parte del personale di presentare una dichiarazione che attesti l'assenza di condanne per abuso di minori, secondo quanto previsto dalla legge nazionale contro la pedopornografia.

Dopo la chiusura del bando, i Comuni stileranno l'elenco dei Centri - pubblici, gestiti cioè direttamente dal Comune, e privati accreditati - aderenti al progetto. Successivamente i Comuni potranno ricevere le richieste di contributo: i genitori dovranno scegliere uno dei Centri inseriti nell’elenco comunale e la richiesta dovrà essere fatta presentando la dichiarazione Isee. Spettano al Comune l’istruttoria, il controllo dei requisiti e la successiva compilazione della graduatoria delle famiglie individuate come possibili beneficiare del contributo, fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria.  

Ripartizione delle risorse sul territorio

A livello territoriale, i 6 milioni ripartiti tra i Comuni capofila dei Distretti, in base al numero dei bambini residenti e in età compresa tra 3 e 13 anni (nati dall’1 gennaio 2007 al 31 dicembre 2017), prevedono: per Bologna 1,4 milioni di euro; Modena 1 milione; Reggio Emilia 798 mila euro; Parma 605 mila; Forlì-Cesena 537 mila; Ravenna 500 mila; Rimini 466 mila; Ferrara 398 mila e Piacenza 368 mila euro.

Relazione tossicodipendenze/ Più morti, in aumento anche i “trattamenti”

L’utilizzo di droghe, in Italia, miete quasi una vittima al giorno: 334 nel 2018, 38 in più dell’anno precedente. In media, una ogni 26 ore. Il 12,8% in più rispetto ai 296 dell'anno precedente, con una quota particolarmente rilevante (+92%) tra le donne over 40. Fra i più giovani, sono 660mila gli studenti che hanno fatto uso, nell’ultimo anno, di almeno una sostanza illegale: cannabis in testa (25,6%), ma seguita dalle Nps, le nuove (e micidiali) sostanze psicoattive come il Fentanyl, col 7% . In generale, il costo annuo per la cura e il trattamento delle tossicodipendenze è quantificabile in poco meno di “due miliardi di euro”, in base a “una stima sicuramente in difetto”, perché non tiene conto delle patologie correlate ai comportamenti a rischio legati al consumo, come le malattie infettive (Epatite B e C, Hiv e Aids).

Sono alcuni dei dati, non certo rassicuranti, contenuti nella Relazione annuale sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia anno 2019, realizzata dal Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del consiglio. 283 pagine, suddivise in sei capitoli, contiene la fotografia più aggiornata (basata su dati consolidati relativi al 2018) del consumo di sostanze, del trattamento sanitario, del contrasto giudiziario e delle attività di prevenzione nel nostro Paese.

In generale, s’incrementa il numero delle persone “in trattamento” per l’uso di stupefacenti (con un 14% di “nuovi utenti”) per un totale di 133.060 (88% uomini, dipendenti soprattutto da eroina e coca). Ma se i 568 servizi pubblici per le dipendenze e le 839 strutture socio-riabilitative censite (su 908 presenti) notano un “invecchiamento della propria utenza”, sono i dati sui ricoveri a indicare come molti assuntori non siano consapevoli dei rischi. In un anno, infatti, sono state 7.452 persone finite in ospedale, più di 20 al giorno. E “più della metà di tali diagnosi fa riferimento a sostanze miste o non conosciute”, col sospetto che sia la punta dell’iceberg di una “popolazione insorgente di utilizzatori di sostanze sintetiche e Nps, in maggioranza giovani”.

Cannabis, la regina

Gli indicatori descrivono un quadro stabile del mercato con una spesa stimata intorno ai 4,4 miliardi di euro l'anno e una percentuale di purezza alta, del 12% in media per la marijuana e del 17% per l'hashish. La diffusione della cannabis risulta evidente anche dalle azioni di contrasto: il 58% delle operazioni antidroga, il 96% dei quantitativi sequestrati, l'80% delle segnalazioni amministrative e il 48% delle denunce riguardano i cannabinoidi (marijuana, hashish e piante di cannabis). Per un giovane consumatore di cannabis su 4, senza sostanziali variazioni negli ultimi anni, il consumo della sostanza può essere definito "rischioso": sono circa 150 mila gli studenti tra i 15 e i 19 anni che sono risultati positivi al Cast - Cannabis Abuse Screening Test e che, per le quantità e le modalità di utilizzo della sostanza, potrebbero necessitare di un sostegno clinico per gestire le conseguenze del consumo.

Nps, la nuova minaccia online

Attraverso il web, iniziano ad arrivare in Italia “nuove sostanze psicoattive”: cannabinoidi, catinoni e oppioidi sintetici, in genere ordinati su Internet e ricevuti per posta. Sono “oltre 400”, si legge a pagine 246, i “siti/forum/account social molto usati soprattutto dai giovani”, come “piattaforme di vendita online”, per i quali sono state “avanzate al ministero della Salute, 17 proposte di oscuramento di siti”. Le indagini hanno “portato al sequestro di quasi 80 kg e 27mila dosi di sostanze sintetiche”. E nel solo 2018, 5 decreti del ministero della Salute hanno inserito 49 nuove droghe nelle tabelle delle sostanze illegali. E il “Sistema nazionale d’allerta precoce” (Snap) “permette di identificare in tempi sempre più ridotti nuove sostanze in circolazione”: 39 nuove molecole scoperte nel 2018 (soprattutto catinoni sintetici e triptamine), in 15 casi con esami su persone “giunte in pronto soccorso per intossicazioni acute”-

Sempre più diffusi i danni per uso di cocaina

A fronte di un mercato molto fiorente, stimato per una spesa di 6,5 miliardi, i dati relativi alla cocaina descrivono una situazione apparentemente stabile per ciò che riguarda la sua diffusione. I quantitativi di sostanza sequestrata e i prezzi al dettaglio non sono cambiati negli ultimi due anni e, anche se la percentuale dei giovanissimi che l'hanno utilizzata almeno una volta scende dal 3,4% del 2017 al 2,8% dell'anno scorso, rimane, dopo la cannabis, la sostanza maggiormente consumata dai poliutilizzatori e la più pericolosa dal punto di vista sociale. La cocaina è, infatti, la sostanza maggiormente accertata sui conducenti di veicoli controllati dalla Polizia stradale nell'ambito della campagna di prevenzione dell'incidentalità stradale notturna droga-correlata condotta nel 2018 e resta quella per la quale oltre un terzo delle persone inserite nelle comunità terapeutiche del privato sociale ha iniziato un percorso terapeutico-riabilitativo. Si è registrato, inoltre, sia un aumento della percentuale di principio attivo contenuto nei campioni di cocaina sequestrati, che da una concentrazione media del 33% del 2016 è passata al 68% nell'ultimo biennio, sia un aumento del 10% delle denunce per spaccio e associazione finalizzata al traffico illecito.

Le reazioni

San Patrignano: non possiamo che essere preoccupati dei numeri diffusi. Pur ben conoscendo il problema, non possiamo che restare attoniti di fronte ai dati scritti nero su bianco, in primis quelli relativi alle morti per overdose, quasi una al giorno, e all’aumento dell’utilizzo di eroina da parte dei più giovani. Una situazione però che non ci stupisce, figlia dell’abbassamento della percezione del rischio da noi più volte sottolineato e riportato dalla stessa Relazione, con le nuove sostanze psicoattive usate dalla maggioranza dei tossicodipendenti senza avere consapevolezza di ciò che si assume. Una Relazione che ci spinge a sottolineare quanto sia importante la proposta di riforma della legge sulla droga, frutto del lavoro sviluppato con le reti del privato e dei servizi pubblici , presentata alla Camera dei Deputati.

 

Don Mazzi: perché amo i ragazzi cattivi

“La vita non è fatta di aggettivi – buono, cattivo, intelligente, negligente, ribelle – ma di verbi. Nascere, crescere, studiare, lavorare, ama­re, odiare, parlare, ascoltare. Se poi i verbi li co­niughi, allora ti accorgerai del capolavoro che hai davanti”.

Don Mazzi fondatore e presidente di Fondazione Exodus, 90anni appena compiuti, non si è mai lasciato fermare dalle etichette dei perbenisti e dei benpensanti, non ha mai smesso di cercare le persone nascoste dietro gli errori, gli insuccessi, le colpe. Con Cairo ha appena pubblicato un libro “Amo i ragazzi Cattivi” (Cairo Editore ndr) con le storie dei ragazzi che ha incontrato e accolto per oltre cinquant’anni e le storie degli educatori che non si sono stancati di stargli accanto.

“Sono quasi cinquant’anni che vivo notte e giorno con i ragazzi che ho accolto. I “più problematici”. In questo volume ho raccolto storie (ogni storia sarebbe un romanzo molto più giallo dei gialli più letti in commercio), ne ho riportato le sintesi o alcune parti. Sono autentiche, molte scritte proprio da chi le ha vissute, altre sotto forma di “lettera” speditami nel corso degli anni”, dice Don Mazzi. “Mi fermo solo a un verbo, perché dice tutto quello che contiene questo libro: sperare. La vita nessuno la impara a memoria. La spera”.

Ma anche Antonio Mazzi è stato un ragazzo cattivo...
Più che cattivo direi balordo. Adesso parlando in punta di lingua si direbbe bordeline. Non ho mai amato la regola e devo dire che è stata troppa la santità di mia madre e precocissima assenza di mio padre che mi ha lasciato una nostalgia che comprendo solo adesso. Di mia madre non posso dire che non l’ho amata, ma era troppo santa e troppo vedova. Per lei il marito valeva ancora di più dei figli. Così a volte mi è mancata anche lei. Ma la mancanza del padre mi ha salvato. Non avrei mai pensato di fare il prete, io le grandi chiamate non le ho mai sentite e ho 90 anni. Ma ad un certo punto con l’alluvione del fiume Po mi sono trovato “avanti”. Io non sono un prete impiegato e nella mia vita ho sentito la provocazione dei poveri, le bestemmie dei disperati, ho cercato le prostitute in stazione centrale a Milano. Io in mezzo ai matti sto bene. Credetemi, il titolo del mio ultimo libro non è una provocazione: “Amo i ragazzi Cattivi”. Domandiamoci, fare degli atti cattivi è uguale ad essere cattivo? fare cose cattive non significa essere costitutivamente cattivi.

Mi torna in mente il caso di Erika, di cui oggi si è ricominciato a parlare perché la ragazza si è sposata (l’adolescente che insieme al fidanzato ha ucciso la mamma e il fratellino ndr). Siccome ha ammazzato è da tenere sulle braci ardenti per tutta l’eternità? Ho capito quello che ha fatto? Dire che ho capito questa cosa è un atto di superbia. Già capire un adolescente normale fai fatica. Capire fatti come questi… io non li giustifico però ci sono i momenti della vita in cui noi facciamo delle cose e ce ne accorgiamo dopo di averle fatte. Anche se l’ha premeditato. Accadono nella vita dei fatti che non sono comprensibili o giustificabili e se ci metti dentro la testa non li supererai mai. Ma ci sono dei fatti che sono più grandi della nostra testa e anche della storia di chi li compie. Ti devi fermare non per perdonarli, ma per capire qualcosa. Puoi non perdonarla quella persona ma neanche condannare.

Che poi il perdono è una cosa grande ma non è un fatto religioso, il perdono è un atto laico, dal punto di vista culturale intelligente. Il perdono è difficile, esige una maturità. Ma dal punto di vista culturale e umano perdonare è meglio che odiare. Quando mi sono trovato davanti il padre di Erika sono rimasto sconvolto. “Perché sei venuto da me?”, gli ho chiesto. “Perché tu non sei un prete. Ho bisogno di qualcuno che va da mia figlia per cui la sua personalità è tale che mia figlia ci può credere, ce la fai a tirarla fuori”, mi disse. Lui è uno che sua figlia l'ha perdonata subito. L'ho visto mentre ridipingeva la sua casa...

Mettiamoci in testa che dove c’è l’amore c’è l’odio. Dio ha detto di guardare nella terra. E per tornare al discorso dei cattivi ho 90 anni e ancora non capisco perché amo, mi è più simpatico, Giuda di Pietro. Perché è una roba che in fondo fai fatica a dirla: Cristo gli ha dato la comunione prima che lui andasse ad ammazzarlo e noi stiamo ancora a discutere se dare la comunione ai non sposati? Mi è antipatica la dottrina, le leggi mi sono antipatiche. Io mentre divento vecchio ho sempre meno fede e più speranza. Io ho 90 anni perché sto in mezzo ai matti, non perché faccio la carità. Sennò non avrei mica 90 anni.

Dio sta nel mondo ed è ora che ci crediamo. Credo che il Vaticano sia ancora la pietra di ostacolo di una chiesa vera. Il problema vero dei nostri figli è che gli abbiamo ucciso le passioni, e noi anche non abbiamo le passioni. Sì, facciamo una vita regolare ma senza passioni. Essere troppo padre però significa dare troppe regole. Un ragazzo che avevo si è suicidato, mi voleva troppo padre. Ma io non posso essere padre di uno. Non posso dare me stesso solo ad uno. Io dico ancora che la libertà vale più della verità. Questa società sta ancora cercando la libertà, quando la troveremo tornerà la pace. Ma ricordiamoci che noi siamo relazione, viviamo tanto in quanto siamo in relazione. E Giuda spero di trovarlo a merenda in paradiso.

Anna Spena

www.vita.it

Relazione tossicodipendenze/ FICT: sistema cure e assistenza fermo al 1990

Luciano Squillaci, presidente della FICT, afferma: “Leggiamo i dati dell’ultima Relazione sulle tossicodipendenze pubblicati sul sito del Dipartimento Politiche Antidroga. In Italia aumentano le morti per droga, aumentano i detenuti in carcere per reati di droga e si aprono mercati ancora più complessi con le sostanze sintetiche. Si assiste ad una vera globalizzazione del mercato delle droghe mentre il sistema dei servizi di cura e di assistenza è fermo al 1990.

“I dati, quindi, si presentano sempre più drammatici perché non c’è la percezione dell’enorme diffusione e del consumo di eroina e cocaina. Eppure registriamo un’ulteriore incremento dei decessi per droga correlati che, dai 296 casi del 2017 sono passati a 334 nel 2018. Si tratta di persone, di storie, di vite, non di numeri!
“E certo non ci meraviglia il dato dell’aumento del 37% rispetto al 2017 delle operazioni antidroga di sostanze sintetiche (NPS). Coincide che i dati che raccogliamo quotidianamente nei nostri servizi e che vedono un costante aumento di nuove sostanze cui non si riesce nemmeno a dare un nome.

“Ma quello che maggiormente ci preoccupa sono i dati sul consumo tra i giovani. In particolare la cannabis fa la parte del leone tra gli studenti: sono circa 150mila in ragazzi tra i 15 e i 19 anni che sono risultati positivi al CAST – Cannabis abuse screening test – e che per le quantità e modalità di utilizzo della sostanza, potrebbero avere la necessità di supporto clinico. Tra l’altro, come spesso ripetuto, il vero dramma è l’abbassamento della percezione del rischio e del danno del consumo di queste sostanze tra i giovani. Da qui fondamentale l’incentivare le attività di prevenzione all’interno delle scuole.

“In questa situazione di estrema gravità rispetto al consumo di droga in Italia, si ritiene ancora più fondamentale dare concretezza alla proposta di revisione della normativa sulle droghe 309/90, presentata dal sistema dei servizi pubblici e privati la settimana scorsa. Un riforma che deve servire a garantire una maggiore capacità di risposta ai bisogni da parte dei servizi territoriali, non certo per condannare o penalizzare le vittime, come invece qualcuno ritiene necessario fare. Lo diciamo da sempre, e lo ribadiamo, il carcere non serve per riabilitare le persone con dipendenza patologica. Combattere la droga esclusivamente attraverso la repressione non solo è inefficace, ma rischia di confondere vittime e carnefici!

“Al contrario, riteniamo urgente il momento educativo e della prevenzione. Negli anni le risorse destinate al sistema di prevenzione, cura e riabilitazione, si sono progressivamente ridotte, rispetto agli ampi interventi inizialmente previsti dalla 45/99 al punto da divenire oggi totalmente insufficienti. Emblematica in tal senso è la nota vicenda dell’azzeramento del fondo previsto dalla 45/99 all’art.127 e interamente confluito nel Fondo indistinto delle Politiche Sociali a seguito dell’approvazione della L.328/2000.

“Il rifinanziamento di quel fondo, che negli anni ha garantito percorsi di prevenzione ed inserimento socio-lavorativo ed ha consentito sperimentazioni importanti nel campo della cura e della riabilitazione, oggi divenute prassi operative, rappresenta in questo momento una necessità imprescindibile, riconosciuta unanimemente da tutti gli attori del sistema per un reale rilancio della sfida alle dipendenze.

“Tutto ciò è parte delle richieste formulate di rappresentanti di tutti i servizi del pubblico e del privato sociale, che ci attendiamo vengano finalmente prese in carico dal Parlamento attraverso la costituzione di un intergruppo per la riforma condivisa della 309/90. I dati della relazione, ove ve ne fosse ancora bisogno, impongono attenzione ed urgenza”.


 

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