"Il Natale muore nell'insensibilità dei più"

La notte dell’indifferenza, dell’arroganza, della superficialità che si esprime in un linguaggio aggressivo, a volte perfino volgare, si infittisce sempre più. Diventa ogni giorno più pervasiva, guadagna sempre più consenso.

Si persegue il sogno illusorio di un mondo perfetto, si promette, mentendo, una sicurezza impossibile da raggiungere. Si stabiliscono sanzioni severe per chi la minaccerebbe, per lo più persone disperate e inermi, devastate nell’intimo da storie atroci.
Se qualcuno esprime pietà, viene bollato come “buonista”, un neologismo che dà piena cittadinanza solo al tornaconto personale e dei gruppi di interesse. Altri valori diventano clandestini.

Per accrescere all’infinito i nostri profitti, con consapevole ipocrisia, continuiamo a devastare le case altrui. Vendiamo armi anche a chi riduce alla fame milioni di bambini, eventi a cui non si dedicano nemmeno due righe sui nostri giornali, men che meno sui social.
Chi fugge dal degrado invivibile da noi provocato viene chiamato con divertita ironia “migrante economico”. Non ci basta fare delle vittime, bisogna colpevolizzarle e punirle.

Il Natale svuotato dalle luci dei supermercati, trasformato in una sagra consumistica, muore nell’insensibilità dei più, nonostante l’impressionante crescita tra noi delle forme del disagio, di cui pochi si prendono cura, e che altri provvedono, con più successo, a convogliare in una rabbia verso tutto e tutti.
Nel presepe un bambino indifeso e inerme ci guarda ed implora che ci lasciamo toccare il cuore da Lui che ha scelto di abitare il deserto della nostra umanità impoverita per farla rifiorire dei suoi splendidi colori, del suo amore senza confini. Lasciamoci abbracciare da Lui e cominciamo a rivivere e far vivere.
Buon Natale!

p. Giuliano

Gruppo Ceis Emilia Romagna

Dal microcredito all'emarginazione, dalla Regione 1,7 milioni

La coabitazione tra anziani e le mense per i più poveri; il microcredito per chi si trova in difficoltà economica o vuole avviare una piccola attività imprenditoriale, ma anche le borse lavoro per le persone disabili. E ancora, l’insegnamento della lingua italiana ai cittadini stranieri e attività di "cura del territorio", come la manutenzione dei parchi e dei beni comuni o l’educazione ambientale. 

Sono alcune delle attività previste dai 97 progetti selezionati dal bando regionale per il Terzo settore emanato lo scorso maggio, del quale la Giunta ha approvato in questi giorni la graduatoria. 20 riguardano la Città Metropolitana di Bologna, 17 l’ambito provinciale di Modena, 12 Reggio Emila, 9 rispettivamente le province di Parma, Piacenza e Ravenna, 8 Ferrara, 8 Forlì-Cesena e 5 l’ambito provinciale di Rimini. 

I progetti sono stati presentati da associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato - una realtà che in Emilia-Romagna conta complessivamente 7.369 soggetti (3.086 organizzazioni di volontariato e 4.283 associazioni di promozione sociale) - e vengono finanziati con oltre 1,7 milioni di contributi. A tanto, infatti, ammontano le risorse, di provenienza statale, stanziate dalla Regione e ripartite sul territorio per ambito provinciale, in proporzione al numero dei cittadini residenti.

Un pacchetto di proposte giudicate innovative e in grado di incidere sui bisogni sociali di quei cittadini - anziani, giovani, famiglie, persone con disabilità, immigrati - che, per la mancanza di un reddito adeguato, l’assenza di una rete familiare di supporto o condizioni di fragilità sono a rischio di emarginazione.

“Sono molto soddisfatta degli esiti di questo bando, che ha prodotto un cospicuo numero di progetti davvero innovativi e interessanti - sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini - espressione della pluralità di esperienze, progettualità, servizi attivi da molto tempo nel nostro territorio regionale, a sostegno della popolazione fragile. È grazie al connubio tra pubblico e Terzo settore, promosso da sempre dalla nostra  Giunta, che in Emilia-Romagna si possono realizzare interventi concreti per la coesione sociale, l’integrazione lavorativa, l’aiuto alle persone fragili e anziane: una peculiarità delle nostre politiche di welfare che continueremo a mantenere”.

Donare in sicurezza, primo data base di organizzazioni verificate

Scarsa fiducia, poca trasparenza, una cattiva comunicazione sull'uso delle donazioni, troppe spese di struttura, polemiche per i fondi non arrivati a destinazione. Sono le principali cause che logorano la voglia di donare degli italiani. Metà degli italiani che non donano al non profit, infatti, decide di non farlo per mancanza di fiducia. È quanto afferma l’Istituto italiano della donazione che lancia “Dona senza sorprese”, una campagna di informazione sulla donazione consapevole in occasione dell’avvicinarsi del Natale, “momento in cui gli italiani sono più sollecitati e motivati a donare”, spiega l’Iid. Un valido strumento per donare in sicurezza, spiega l’Istituto, è “Io dono sicuro”, il primo database del non profit composto da sole organizzazioni verificate. "L’Istituto - spiega Edoardo Patriarca, presidente dell’Istituto - lavora da sempre per costruire e tenere vive la fiducia, la trasparenza e la correttezza del non profit. Un lavoro prezioso, ancora di più in un'epoca in cui il rancore sociale mina i valori della solidarietà e dell'impegno. L'appello che rivolgiamo agli italiani è quello di donare e di farlo sapendo con sicurezza a chi vanno i propri soldi e come verranno utilizzati". 

Che ci sia un calo del senso di solidarietà da parte degli italiani lo dicono i dati statistici (fonti Doxa e GFK) che l'Istituto Italiano della Donazione ha analizzato e inserito nel primo report di ricerca "Noi doniamo", presentato al Senato il 3 ottobre scorso in occasione del Giorno del Dono. "Fra le motivazioni principali della mancata donazione - spiega il segretario generale dell'Istituto Italiano della Donazione, Cinzia Di Stasio - ci sono soprattutto tre fattori: la crisi economica, la poca fiducia nei confronti del non profit e un clima generale di malcontento che porta molti Organizzazioni Non Profit e le 7 regole per la donazione sicura, promosse dal nostro ente, aiutano il donatore ad orientarsi nel panorama del non profit. Occorre dare strumenti ai donatori per donare in italiani a disinteressarsi degli altri. La fiducia si costruisce a partire da una corretta comunicazione da parte delle sicurezza e creare un clima di fiducia per sollecitare la generosità di chi ancora non si fida". 

Le sette regole da seguire. La prima regola, spiega l'Istituto, è verificare che l'organizzazione non profit sia inserita nel database “Io dono sicuro” a prova della sua affidabilità e trasparenza. Poi è importante vistare il sito web e informarsi in modo dettagliato sulle attività (seconda regola), contattando anche direttamente le organizzazioni non profit per ottenere informazioni (terza). Una volta accertati che l’organizzazione fornisce dettagliate informazioni sulla struttura e sui progetti (quarta), occorre verificare che pubblichi correttamente il bilancio economico e ne dia corretta diffusione (quinta). Oltre a quello economico, è raccomandabile che ci sia anche il bilancio sociale per poter vedere per ciascun progetto i risultati ottenuti coi fondi raccolti (sesta). Infine per poter donare con fiducia è importante una corretta valutazione della percentuale dei fondi utilizzati per il mantenimento della struttura rispetto ai progetti (settima), ricordando che i primi sono necessari ma vanno valutati in relazione al tipo di attività svolta.

da Redattore Sociale   

Adolescenza: età dei problemi con i genitori, con l’autorità, con se stessi

“Ascolto, dialogo, cura, cittadinanza”: sono le parole chiave del Piano pluriennale per l’adolescenza della Regione, che è stato presentato ufficialmente  a Bologna, nella Sala polivalente Guido Fanti dell’Assemblea legislativa. All’evento è intervenuta la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Clede Maria Garavini, per fare il punto sui temi principali toccati dal Piano. A margine della presentazione le abbiamo chiesto di approfondire per il portale Sociale ER alcuni aspetti.

Garante Garavini, quanto è importante l’ascolto degli adolescenti?

L’ascolto delle persone di minore età è fondamentale e non a caso è uno dei temi centrali della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1989. Anche per questo è importante che la Regione Emilia-Romagna abbia predisposto un Piano pluriennale sull’adolescenza, autonomo e specifico per questa fase evolutiva. Dalle segnalazioni che riceviamo al nostro ufficio, provenienti da diversi interlocutori, notiamo che il tema dell’ascolto è centrale; tutti i problemi evidenziati con gli adolescenti hanno come nodo cruciale un ascolto non appropriato, sia esso a livello familiare, scolastico, giudiziario, ecc… L’adolescenza è un periodo complicato: rappresenta la sintesi di quanto avvenuto precedentemente e la proiezione nel futuro.  Questa fase è caratterizzata da tanta vivacità ma anche da elementi critici; è l’età dei problemi con i genitori, con l’autorità, con se stessi. Talvolta possono emergere anche patologie. Abbiamo pensato perciò di ampliare e di curare gli spazi e le modalità di ascolto. Valorizzeremo tutte le attività dirette alla partecipazione già esistenti. Cercheremo, nel fare questo, di ascoltare chi non viene ascoltato abitualmente, come ad esempio i ragazzi che vivono all’interno di comunità e di strutture. Il nostro obiettivo è di ampliare la rete e le modalità di ascolto  valorizzando ciò che già c’è.

Un problema crescente è quello della povertà infantile, che si connette anche alla povertà educativa. Com’è la situazione in Emilia-Romagna?

La povertà è un fenomeno complesso, multiforme. Non si tratta infatti solo di mancanza di mezzi ma anche di povertà di relazioni, affettiva, sociale... E’ presente anche in Emilia-Romagna ed è in crescita. La nostra regione, con il 12,5% di bambini relativamente poveri, è al di sotto della media nazionale (20,2%) ed è tra le regioni italiane con la percentuale di povertà infantile più bassa, ma il problema esiste anche qui. Principali fattori di povertà sono la numerosità del nucleo, la monogenitorialità, il livello di istruzione dei genitori, la cittadinanza straniera e i genitori in giovane età.  Il bambino povero soffre ancora prima di nascere perché la sua salute è collegata a quella della madre, che può avere a sua volta problemi derivanti dalle sue condizioni di vita. La povertà incide poi nel corso dell’evoluzione: il bambino povero è spesso isolato, non occupa il tempo libero con attività culturali o sportive, nelle relazioni con i coetanei e con altri adulti. In questo modo si impoverisce anche internamente e in lui si spegne la vivacità intellettiva. Anche le competenze dell’apprendimento risultano disturbate ed impoverite. In Emilia-Romagna la percentuale di adolescenti che non raggiungono le competenze minime in matematica è del 20%, in lettura del 18%. La povertà non rappresenta comunque un destino ineluttabile.  Se al bambino vengono offerte possibilità, opportunità, stimolazioni, ad esempio la frequentazione dell’asilo nido, della scuola a tempo pieno, l’accesso ad attività culturali, il disagio iniziale viene compensato e superato, come alcuni studi evidenziano. E’ certo che deve esserci maggiore investimento a livello educativo laddove c’è più povertà.

Un altro tema è quello dei minori stranieri non accompagnati. Che cosa si fa per loro?

La legge “Zampa” del 2017, indica tutte le azioni necessarie per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e la catena delle varie responsabilità istituzionali. Attribuisce ai Garanti regionali la selezione e l’adeguata formazione dei tutori volontari. I tutori sono cittadini di età superiore ai 25 anni di età, con capacità di entrare in relazione con gli adolescenti e di essere un punto di riferimento per la loro crescita. L’esperienza realizzata in alcuni territori dimostra che la relazione può proseguire anche oltre il raggiungimento della maggiore età. I tutori sono espressione della comunità attiva che si prende cura dei cittadini. Ai tutori è garantito un percorso di formazione ed in seguito di sostegno all’interno di spazi dedicati. A Ferrara i tutori si sono riuniti in associazione di volontariato e un simile progetto sta per realizzarsi anche a Bologna. Il numero complessivo di aspiranti tutori nella nostra regione è 335 (ad oggi 143 hanno già concluso la formazione). In prevalenza (73%) sono femmine; il 43% ha meno di 45 anni (il 15% tra i 25 e i 35) mentre il 49,4% ha dai 46 ai 65 anni. Il 62,7% dei candidati è in possesso di una laurea e oltre il 92% conosce almeno una lingua straniera. Il 90,6% ha dichiarato di aver svolto esperienze di assistenza e di accompagnamento dei minori stranieri all’interno di associazioni di volontariato o culturali, agenzie educative o ambiti professionali.

Allarme dal Veneto: prima assunzione di sostanze a 11 anni

 

In Veneto la prima assunzione di sostanze stupefacenti arriva a 11 anni e prelude a situazioni di cronicità che si manifestano già a 16 anni. La denuncia arriva nella Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dal Tavolo “Un welfare per i minori” che raccoglie assistenti sociali, educatori professionali e psicologi del Veneto. Secondo i referenti del Tavolo, in Veneto l’uso di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti è quadruplicato negli ultimi due anni. A Padova, in particolare, il Servizio dipendenze dell’Usl Euganea segue venti nuovi casi di minorenni con dipendenza da droga, un dato che non si registrava da trent’anni.

A fronte di questa situazione, negli ultimi cinque anni il sistema sociosanitario del Veneto ha perso circa 300 operatori. E così il Tavolo chiede alla Regione di istituire un finanziamento annuale di 10 milioni di euro per un nuovo piano di azione rivolto alla tutela degli under 18. “Ogni anno - spiega Paolo Rigon, portavoce del Tavolo - in Veneto ci sono 150 mila donne che si rivolgono ai consultori, 55 mila minori seguiti dai servizi di neuropsichiatria e migliaia di persone in cura al Sert. Purtroppo molte prestazioni previste dal piano sociosanitario della Regione non vengono erogate, così come non viene rispettato il numero minimo di consultori per abitanti e gli standard minimi di personale”.

Corriere Online del 20 novembre 2018

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