"Cari papà, abbiate paura. Solo così si cercano rimedi"

Ciao, papà. Io esco. E magari è mezzanotte, e uno sta per mettersi a letto dopo l’ultimo zapping di cattive notizie dal mondo. Ciao, papà. Io esco. E nemmeno puoi chiedere dove vai a quest’ora, perché ormai è grandicello e uno non può mica tenerli sotto una campana di vetro, e poi non sono più i tempi che la voce di un padre era cassazione, forse parli e quello ti fa una risata in faccia ed esce lo stesso. E poi, si finisce di essere quello che dialoga: a uno che ti impedisce di fare le cose non racconti un problema se ce l’hai. Tu sei quello che deride gli altri quando dicono che hanno litigato col figlio; non puoi diventare all’improvviso come loro. E allora fai un sorriso, gli dai un’occhiata rassicurante. Dov’è, che vai?, butti là, col tono fintamente distratto. Facciamo un giro. Vorresti dire: chi, facciamo? Con quale mezzo? E chi guida? Quale giro? Il giro dei bar? Dei locali, delle discoteche? Cosa berrete? E che cosa berrà chi guida al ritorno? Poi pensi che oramai è grande; e che è un bravo ragazzo, che ha la testa sulle spalle. Che in gruppo non gli può succedere niente.

Da quel momento in poi, da quando senti la porta chiudersi alle spalle e lui che fischietta per le scale, il motore che si mette in moto e la piccola sgommata di partenza, è proprio allora che le strade si diversificano. Perché c’è il papà che comincia a riflettere sui fatti suoi e poggia di lì a poco la testa sul cuscino e dorme profondamente, e chi invece continua a danzare coi fantasmi senza riuscire a chiudere occhio. Vorremmo dire che non c’è pericolo; che i ragazzi sono ragazzi, certo qualcuno un po’ così ci sarà pure, ma andrà tutto bene. Benissimo. E no, per niente; il rapporto del nono Libro bianco delle droghe parla chiaro, e chissà quanti tra questi dall’arresto hanno avuta salva la vita, con un muro o un albero o un’altra auto innocente che li aspettava in fondo alla strada; più di trentottomila segnalati, una robusta crescita del 40% circa in due anni, e cambia anche la materia prima: piccole pillole non controllabili e senza evidenza, da mandare giù con un sorso di Margarita, e via nella notte con quella scossa in corpo così bella, così terribile.

Abbiate paura, cari papà. Non sentitevi tranquillizzati dalla pretesa conoscenza dei vostri figli, non siate rassicurati dall’immaginazione della conoscenza dei compagni e degli amici. Ci sarà sempre qualcuno che per pagarsi la moto o la vacanza farà girare qualche pillola, e che male c’è, mica ti ammazzano, ti fanno solo divertire di più; e quell’euforia malata può incontrare anche la lama di un coltello, o una ragazza che non vuole alla quale usare violenza. Abbiate paura, perché se si ha paura si cercano rimedi. Abbiate paura, perché quarantamila in più sono tantissimi; e tra loro ci può essere anche qualcuno di conosciuto. Abbiate paura di tacere, non di parlare. Di dire, come il sottoscritto: «Non buttare la vita, che è bella, bellissima».

di Maurizio De Giovanni

dal Corriere della Sera del 27 giugno 2018

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