“Insignificanza sociale. E allora bevono, si drogano, vivono di notte”

“Il denaro è diventato l’unico generatore simbolico di valori. Non sappiamo più che cosa è bello, vero, giusto, santo. Pensiamo solo a che cosa è utile”. In un’intervista al “Corriere della Sera” (15 settembre 2019, Stefano Lorenzetto), Umberto Galimberti – filosofo, antropologo, psicologo, psicoanalista, sociologo – parla, tra le altre cose, di giovani, genitori, famiglia. E, inevitabilmente, di disagio, futuro, sbocchi.

“I ragazzi - dice - non stanno bene, ma non capiscono nemmeno perché. Gli manca lo scopo. Per loro il futuro da promessa è divenuto minaccia. Bevono tanto, si drogano, vivono di notte anziché di giorno per non assaporare la propria insignificanza sociale. Nessuno li convoca. Non potendo fare nulla, erodono la ricchezza accumulata dai padri e dai nonni”.

Ma, osserva Lorenzetto, stanno male anche i genitori. “Eccome – la risposta -. Senza che lo sappiano, non sono più autori delle loro azioni. Nell’età della tecnica sono diventati funzionari di apparato. Vengono misurati solo dal grado di efficienza e produttività. Nel 1979, quando cominciai a fare lo psicoanalista, le problematiche erano a sfondo emotivo, sentimentale e sessuale. Ora riguardano il vuoto di senso”.

Un vuoto che il domani non riesce a riempire. “Non riesco a vedere il loro futuro – afferma Galimberti -. Il domani non è più prevedibile. La tecnica ha assoggettato il mondo. Scambia lo sviluppo per progresso. È regolata da una razionalità rigorosissima, raggiunge il massimo degli obiettivi con il minimo dei mezzi e mette l’uomo fuori dalla storia. Ma l’amore non è razionalità, e neppure il dolore, la fede, il sogno, l’ideazione lo sono”.

L’Italia non fa più figli. Solo il Giappone, rileva l’intervistatore, ne fa meno di noi. “Colpa dell’edonismo sfrenato: i figli lo ostacolano – dice Galimberti -. Siamo il popolo più debole della terra. Per mangiare, apriamo il frigo anziché sudare nei campi. Ci difendiamo dal resto del mondo con il colonialismo economico, che ha sostituito quello territoriale. L’impero romano cadde così, fra postriboli e spettacoli circensi. Non lavorava più nessuno. Dovette importare i barbari per fare le guerre e le opere idrauliche. Un tempo pensavo che le civiltà finissero per cause economiche. Ora invece sono certo che muoiono per decadenza dei costumi”. E aggiunge: “I padri si lamentavano perché i figli non vogliono saperne di portare avanti le loro aziende. Per forza, quando compiono 18 anni gli regalano la Porsche! Si è mai chiesto perché, su 5 milioni d’immigrati, 500.000 siano imprenditori? Vedo negli africani una potenza biologica che noi abbiamo perso”.

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